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Sculture




Biografia

Mario Pecoraino opera a Palermo dove è nato. E' stato docente presso l'Accademia di Belle Arti di Palermo. Il suo campo operativo si sviluppa tra la scultura, la pittura e la fotografia. Le numerose mostre personali sono state intervallate da partecipazioni a Rassegne Nazionali fra le quali: VII e VIII Quadriennale d'Arte - Palazzo dell'Esposizione Roma, Mostra Mercato d'Arte Contemporanea - Firenze , Palazzo Strozzi, Biennale Nazionale d'Arte Città di Milano, Linea della Ricerca Artistica in Italia I960-80, Palazzo dell'Esposizione, Roma, Esposizione Nazionale d'Arte Contemporanea " Tota Pulcra" - Palermo, XXXII Biennale Nazionale d'Arte città di Milano - Palazzo della Permanente, Rassegna d'Arte Contemporanea - Osterio Magno - Cefalù, Mostra della Ceramica, S. Stefano di Camastra. Nel I977 realizza la scenografia e i costumi per il balletto " Fantasia " su musica di Francesco Pennisi per il Teatro Massimo di Palermo e nel 1983 il monumento " Ai Caduti nelle lotta contro la mafia " a Palermo. Nel 1987 gli viene organizzata una mostra antologica dalla Regione Siciliana a cura della Presidenza della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo presso la Civica Galleria d'Arte Moderna. Nel 1997 realizza un monumento in ceramica a S. Stefano di Camastra e nello stesso anno vengono esposte a Castelbuono le grandi sculture lignee che fanno parte della donazione al Museo di Arte contemporanea del Castello dei Ventimiglia - Castelbuono. Il suo interesse per la fotografia gli fa acquisire nel tempo una ricca documentazione fotografica sulla scultura e architettura del XVII e XVIII sec. a Palermo da cui nasceranno successivamente i volumi " Gli Scultori del Cassaro ", "L'Alloro Estinto " e " Le Stele di Selinunte ", con testi di Leonardo Sciascia, Gemma Salvo e Vincenzo Tusa. Nel 1990 riceve la committenza dall'Arcidiocesi di Palermo per la realizzazione di un Crocifisso per il Cardinale Pappalardo e per il progetto degli apparati decorativi di Casule, Mitria e Dalmatiche. Fra gli altri hanno scritto di lui: Vittorio Fagone, Nello Ponente, Leonardo Sciascia, Gianni Pirrone , Giuseppe Bellafiore , Francesco Vincitorio, Franco Grasso, Maria Poma Basile, Mauro De Mauro, Wally Giordano, Natale Tedesco, Giovanni Bonanno, Antonina Greco Titone, Francesco Giunta, Luca Pinna, Giuseppe Quatriglio, Francesco Carbone, Sergio Troisi, Edoardo Rebulla, Giuseppe Servello.


Critica

Bisogna dire però che l'ascendenza dei multipli lignei di Pecoraino non è solo barocca, al contrario la precisione sottile degli incavi ricorda quella dei soffitti arabi, con l'esatta geometria, appunto araba, dei vuoti e dei pieni, del dentro e del fuori. Pecoraino eseguisce la linea diritta usufruendo di questa antica disposizione alle sane e lucide geometrie, e le sue scansioni epigrammatiche sono i ritratti che, facendo incontrare astrattezza e concretezza, araba e moderna, sul piano dell'elaborazione concettuale, risultano insieme astratti e concreti negli esiti, quanto tali erano nelle occasioni di partenza. Perciò la ricerca plastica non è proprio in funzione dell'identificazione di una accidentale, momentanea situazione psicologica, ma, nel suo essenziale giuoco che nel volume ritrova uno spazio, nura a usare il ritratto come un'occasione privilegiata per sorprendere, fermare e riguadagnare al nostro tempo storico un carattere categoriale dell'umano.Il rigoroso e sottile taglio geometrico, che è la qualità fondante anche la ricerca ritrattistica di Pecoraino, scolpisce ciascun personaggio nella sua solitudine fisica, conserva l'oggettività del modellato pur mentre lo muta variamente atteggiandolo - cioè 'scolpisce' diversamente ciascun personaggio per cui viene fuori uno Zancanaro inquieto ma anche soddisfatto barocco, un Giunta romanico e medievale. Soprattutto emerge uno splendido, autonomo, trittico femminile, che è uno spaccato della gioventù dell'anno di grazia 1977, così sfingea ed imprendibile e cosi ingenua, disarmata e bisognosa, ma appunto in questo modo nella sua solitudine fisica coglie una cifra morale tipica, quel che si diceva una categoria umana. In questo senso è particolarmente significativo, anzi propriamente emblematico, il ritratto di Leonardo Sciascia. Dolce e aspro, tondo e acuto, duro e raffinato nelle linee e nei volumi delle tre zone di concentrata espressività - la nuca col suo lieve addolcirsi sul collo, le mandibole col loro forte pronunciarsi sulle guance Esce, gli occhi col loro freddo e ironico taglio luminescente - il ritratto modella nel personaggio il carattere morale di un'umanità ancorata al suo passato e attenta al suo presente, tra la saldezza onesta barbarica della sommessa e sempre affiorante civiltà contadina e il criticismo colto dell'angosciata, promiscua, ambivalente coscienza contemporanea. In questo modo, nel panorama della scultura italiana contemporanea, Mario Pecoraino ha acquisito nel tempo un posto singolare per la qualità della sua ricerca, volta sia ad esperire forme nuove nell'ambito della sperimentazione astratto-concreta, sia nel campo della ritrattistica figurativa che egli continua innovandola. Ci pare, dunque, che il suo ruolo si configuri con particolare originalità nell'ambito della cultura siciliana che si è mossa sempre tra norma ed eccezione.

Natale Tedesco

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