E’ nato a Tornimparte (AQ) dove svolge la sua attività di scultore a tempo pieno. Ha avuto come primo autorevole maestro il pittore Fulvio Muzi. Dopo gli studi specifici si affaccia alla ribalta dell'arte giovanissimo, iniziando a scolpire e dipingere già nei primi anni ‘70. In questi anni realizza...
Biografia
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Biografia di Marino Di Prospero
E’ nato a Tornimparte (AQ) dove svolge la sua attività di scultore a tempo pieno. Ha avuto come primo autorevole maestro il pittore Fulvio Muzi. Dopo gli studi specifici si affaccia alla ribalta dell'arte giovanissimo, iniziando a scolpire e dipingere già nei primi anni ‘70. In questi anni realizza i primi dipinti e sculture improntate ad un realismo sociale degli ultimi documenti della vita contadina. Nell’82 stringe amicizia con Pericle Fazzini, dal quale riceve importanti suggerimenti per la maturazione e le successive scelte della sua poetica fortemente ancorata ai valori simbolici delle civiltà arcaiche. Nei primi anni 90 la sua scultura si arricchisce dalla contaminazione di materiali molteplici e dall’assemblaggio e riutilizzo di vecchi oggetti e utensili della tradizione della sua antica terra d’Abruzzo. Trova nella lavorazione della pietra il materiale a lui più congeniale. Collateralmente si dedica alla progettazione e realizzazione d’oggetti di design, gioielleria e medaglistica. Ha tenuto mostre personali e di gruppo in Italia e all’estero. Le sue opere sono collocate in musei e in numerose collezioni pubbliche e private. Ha partecipato a numerosi concorsi pubblici, vincendo tra gli altri, nel 2002, il concorso europeo per una scultura all’Università dell’Aquila, nel 2005 il concorso internazionale per una scultura per il parco naturale del delta del Po, in località Ariano Polesine, nel 2006 vince il concorso internazionale per una scultura per una piazza di Pomezia (Roma), e realizza il monumento alle vittime civili di guerra ad Udine, nel 2007 viene selezionato per la realizzazione di una scultura monumentale dal municipio della città di Brusque nello stato di Santa Catarina in Brasile. Si sono interessati alla sua opera e ne hanno scritto tra gli altri: Giuseppe Porto, Emidio Di Carlo, Nicola Ciarletta, Fortunato Bellonzi, Renzo Mancini, Maria Grazia Tolomeo Speranza, Vittorio Esposito, Carmine Benincasa, Leo Strozzieri, Antonio Gasbarrini, Carlo Boumis, Alessandro Masi, Nicola Miceli, Maria Cristina Ricciardi, Paola Ardizzola, Carlo Melloni, Marcellino Campara, Mario Lunetta, Antonio Zimarino, Giannino Giovannoni, Sergio Garbato ecc. Le sue opere sono state donate in occasione di eventi culturali ad autorità politiche, religiose, scientifiche: nel 1986 al senatore a vita Paolo Emilio Taviani una scultura in pietra, allo scrittore Argentino Ernesto Sabato un bassorilievo in pietra, nel 1987 ai premi nobel Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia, Daniel Bovet e al senatore a vita Giulio Andreotti un bassorilievo personalizzato in bronzo. Nel 1990 al S. Padre Giovanni Paolo ll un bassorilievo di bronzo. Nel 1997 al Sindaco di Roma Francesco Rutelli un medaglione di bronzo rappresentante il "Genoma". Nel 1999 al Regista Dario Argento una scultura. Una sua scultura di bronzo è consegnata come premio straordinario del premio Michelangelo a Roma: nel 1998 alla guardia di Finanza in persona del Generale Rolando Mosca Moschini, nel 2000 al governatore della banca d'Italia Antonio Fazio, e al Reggimento Corazzieri in persona del comandante Tommaso Meli, nel 2002 il premio Michelangelo alla polizia di stato in persona del comandante Gianni De Gennaro, e alla civiltà Cattolica in persona del direttore Giampaolo Salvini, ecc. Realizza per il Giubileo del 2000 una medaglia in argento a tiratura limitata consegnata tra gli altri al Santo Padre Giovanni Paolo II. Nel 2003 consegna una scultura all’Ambasciatore Tunisino in Italia Mohamed Fegham. Nel 2004 consegna una scultura all’ambasciatore in Italia della Repubblica Ceca Libor Secka. Nel 2007 realizza per l’anniversario dei trattati di Roma una medaglia data inoltre al Cardinale Tarcisio Bertone e al Santo Padre Benedetto XVI.
Il pieno delimita il vuoto nell’opera in ascesa di questo scultore, al tempo stesso che il vuoto raccoglie il pieno. C’è un’attrazione continua tra i due complementari che ci richiama all’origine della genesi: uomo e donna, iniziatori del genere umano, vi si attraggono vicendevolmente in un fugato che attira il pieno (la pienezza, il pleroma della vita) nella sua cavità d’ombra.
Retaggi ben capiti di Moore e di Brancusi indicano il traguardo di Marino Di Prospero, che mira ad una identificazione del volume e del relativo squadro prospettico, come dire, nell’inesorabile traslato metafisico, dell’essere e del l’esistere.
Sulla strada in cui felicemente s’è messo, gioveranno a Di Prospero ulteriori rinunce, specie dinanzi ai tentacoli del naturalismo, secondo l’antico e sempre attuale consiglio di Michelangelo, il quale ammonisce che la scultura consiste nel «levare».
Nicola Ciarletta
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(...).”Marino Di Prospero rilegge le opere del passato per ritrovare motivi e sentimenti antichi e si rivela conoscitore serio della tecnica scultorea, attento ai richiami di un suo mondo intimo ricco e creativo.
Nella sua scultura, e in queste figure lo conferma, tornano i motivi di un passato tutto da studiare: l’Egitto, la Mesopotamia, il mondo greco, il rinascimento e ancora i maestri più recenti quali Moore e Brancusi.
Un disegno dinamico, emotivo, sembra esaltare le forme che o si librano nell’aria quali angeli annuncianti o si piegano a racchiudere e a preservare i più antichi miti della fecondità e della nascita, che si rinnova e si identifica con il tema stesso della creatività.
L’alchimia, come ricerca, sottesa a questi, emerge tra tagli e cavità con effetti formali che svelano interne pulsazioni poetiche.” (...)
Maria Grazia Tolomeo Speranza
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(...) In lui esiste una forza arcaica e totemica distribuita con rituale costante nella manipolazione di materiali come il legno, il ferro, la pietra, le corde, desunti anche dal mondo agricolo, che immobilizza lo spazio circostante.
Le forme talora antropomorfe desiderano, come avveniva alle sculture di Moore, una contemplazione a distanza, quasi ad eludere il mistero dell’azione del tempo che ha plasmato quelle forme atemporali, divenute antenne di vastissimi orizzonti(...)
Leo Strozzieri