Paolo Marazzi
Paolo Marazzi è nato a Marino (Roma) il 30 Novembre 1947. Si è diplomato “maestro d’arte” presso l’Istituto Statale d’Arte “Paolo Mercuri” di Marino, dove viene iniziato al disegno dal maestro futurista Mino Delle Site, si diploma con Pericle Fazzini, presso l’ Accademia di Belle Arti di Roma. Ha fr...
Biografia

Biografia di Paolo Marazzi
Paolo Marazzi è nato a Marino (Roma) il 30 Novembre 1947. Si è diplomato “maestro d’arte” presso l’Istituto Statale d’Arte “Paolo Mercuri” di Marino, dove viene iniziato al disegno dal maestro futurista Mino Delle Site, si diploma con Pericle Fazzini, presso l’ Accademia di Belle Arti di Roma. Ha frequentato per circa un decennio lo studio per i l restauro presso la Città del Vaticano.
Assistente e amico dello scultore Umberto Mastroianni; ha iniziato giovanissimo a scolpire soprattutto utilizzando la pietra albana, il peperino di Marino, lavorando direttamente nelle antiche cave romane. Si è attivato per la salvaguardia delle cave ed ha promosso iniziative artistiche in tal senso.
Nel segno di giano Marmi Bronzi e tarsie dal 1964 al 1990
Di Floriano De Santi

I marmi e i bronzi

L'origine della ricerca figurativa di Paolo Marazzi sta in due ascendenze parallele: nella necessità di dare un'intonazione cromatica alla visione plastica (donde l'intensa attività delle tarsie e il gusto così esteso, sin dalla seconda metà degli anni '70, dei disegni colorati), e nei temi e motivi antropomorfi che lo attraggono si può dire da sempre.
Molti dei lavori quali Messaggio dell'82, Estasi dell'88 e Omaggio al mare del '90, giungono ad un'evoluzione metamorfica proprio per mezzo di una cifra cosmica-ovoidale che li scuote1. Il volume, soprattutto nelle sculture, conserva anche in quei casi una sua fermezza e compattezza. Ma insieme con la solidità tattile e con la variazione data dalla policromia, subentra nella forma una forza dinamica che le pone in uno stato di precarietà nello spazio, quasi fossero < forme del tempo >.
Marazzi ha interpretato dialetticamente le esperienze detle avanguardie storiche (Arp più di Brancusi), nel senso che è riuscito ad aprire alla scultura il varco verso una nuova impostazione del lavoro stesso dell'artista-artigiano, servendosi proprio del materiale più ricco di rimandi, di complessità storico-culturali: il marmo. Nel suo mobile, tenero sensibile trascorrere dei piani, che creano pozze di luce e di nuance, è la pietra colorata stessa (resa morbida e liscia con una lavorazione meticolosa e paziente) a creare, dall'interno, come per emanazione, il senso tridimensionale. Cosi che le allusività percettive si fanno, a loro volta, motivo di creatività: dai profili che rimandano a quelli elaborati dagli antichi maestri Cosmati e Vassalletto, all'analisi delle forme archetipiche continuamente forgiate dalla natura.
Plasmando la luce, più che la materia inerte, nelle primissime prove Marazzi punta nelle trepide invenzioni delle teste e dei busti femminili all'interiorità dell'espressione attraverso la quale la realtà fenomenica, oltre il suggestivo suo manifestarsi nella natura, attinga una vitalità incorruttibile, un'autenticità di sentimento ; negli esigui limiti del mezzo plastico la grave struttura formale del frammento prorompe a un respiro poetico nel suo complesso volto ad esiti opposti rispetto all'ottimale vibrazione luministica di Medardo Rosso. La germinazione melodicamente modulata dei gessi e dei bronzi di Marazzi non conosce mai l'ansito repentino dell'emersione dall'ombra o il puntiglio volontaristico dello scandaglio di una tendenza di cui la luce rivela un sussulto fra due poli negativi, ombra-nulla.
Piuttosto bisogna subito rimarcare nella determinazione delle scelte di Marazzi la portata dell'esercizio fazziniano, in primis nelle sue sfumature più pittoriche, che dovettero offrire al giovane artista di Marino indicazioni molto stimolanti per una libera revisione dell'antinomia accademia-avanguardia, e soprattutto predisporre un modulo inequivocabile per l'autonomo irradiarsi delle motivazioni volumetriche nello spazio circostante senza il ricorso a supporti meccanici o meramente geometrici. in un bronzo del '68, Ritratto, la sua sottile vena lirica, emotiva, la sua dolcezza inequivocabilmente «classica», testimoniano senza sovrastrutture contenutistiche il cristallino rigore formale.
L'equilibrio fra grazia e grandiosità, la scandagliante penetrazione psicologica, ma soprattutto la radicale rielaborazione spirituale che in un'ultima analisi si fa supremo distacco, autonomia assoluta rispetto alla ricerca fisionomica del modello, travalicano nonostante la tensione sensitiva - da una cronaca individuale ad un'evidenza chiaroscurale che dà piena ragione e giustificazione della naturalezza creativa.
Dal '75 in avanti il nucleo esclusivo delle invenzioni di Marazzi è l'antropometria, la misurazione del corpo umano, liberata da tutte le accidentalità, prescelta ad aerostilo virtuale di una pura modulazione architettonica in cui l'artista registra l'emotiva contemplazione interiore di una realtà fuggevole ipoteticamente fissata nell'archetipo euclideo. Egli rifugge dalla spontaneità istintiva; le nitido relazioni proporzionali, i ritmi, i contrappunti, le armonie delle sue candide forme sono il frutto di un'astrazione indefettibile, dove l'ermetismo di fondo si riscatta in un'allusività scevra di ogni astruso simbolismo. Abbraccio del '77, Giuoco del '79, Giuditta e Oloferne del l'82 e Spazi profondi di là dal cosmo del l'87, sono altrettanti esempi indicativi delle musicali strutture marazziane, dell'adamantina lucidità del bronzo che tende ad un'investigazione fervidamente speculativa del recherqe nell'immagine di quell'assolutezza spazio-temporale già postulata dalle avanguardie storiche, che è qui cristallizzata in un'interazione dinamica di sintagmi plastici elementari.