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Sculture




Biografia

Cristiano Coppi, nato nel 1982 a Pistoia dove ancora risiede, ha frequentato

l'Istituto d'Arte locale dopo una piccola parentesi al Liceo Classico

Forteguerri di Pistoia. Fin da piccolo si è dedicato all'espressione

artistica, prima con un'intensa attività poetica, poi con i collages, ed

infine adesso con l'assemblaggio metallico. fra le tante mostre fatte e i

concorsi vinti è importante segnalare il 1° posto al concorso nazionale di

arti figurative "RICREA 2000".


Critica

Fioriscono dalla discarica poetiche sculture di ferro."Tutto quello che noi gettiamo via perché rotto, inutile, arrugginito — le umili scorie che l'iper-nutrita e iper-tronfia società occidentale perde con noncuranza dal finestrino del bolide lanciato a velocità supersonica verso il niente —, legato insieme dal fuoco della saldatrice, nelle mani di Cristiano Coppi, giovanissimo artista pistoiese (ha 19 anni), diventa la materia prima di sculture in ferro, di poetiche e ironiche creazioni capaci di provocare in chi le osserva profonde e mai banali suggestioni. «Non ho mai comperato neppure un pezzo per creare — confessa Cristiano, diploma all'istituto d'arte ''Petrocchi'', iscritto al corso di scultura dell'Accademia delle belle arti di Firenze —; la discarica e il cassonetto sono i 'negozi' nei quali mi servo abitualmente. Il ferro lucido non lo sento vicino: cerco pezzi di ferro arrugginiti e sverniciati perché sono 'sensazionali' cioè mi trasmettono sensazioni».
Dai 15 anni in su Cristiano si è dedicato all'arte sperimentandone forme diverse: dalle poesie ermetiche degli inizi, ai collages, alla scultura. Prima con il fil di ferro e di ispirazione figurativa; poi, dopo la scoperta della saldatrice, quella di assemblaggio in ferro. «Perché faccio assemblaggio invece che plasmare o scolpire pietra o legno — si interroga Cristiano —? Perché il mio fine, come quello di ogni artista, è quello di riuscire a fare una forma assoluta. Ma siccome esistono infinite possibilità di creare una forma con la plastilina, il compito come artista mi pare impossibile e scoraggiante fin dalla partenza.
nvece il mondo degli oggetti che mi-ci

circondano sembra infinito, ma in realtà è soltanto affollato, quindi finito, abbordabile».
All'inizio c'era la volontà di rappresentare la realtà «sia pure da un punto di vista diverso, insolito: la scultura insomma che 'rimanda' a qualcosa», poi invece ogni scultura di Coppi «inventa» qualcosa, è pura invenzione non costretta necessariamente a confrontarsi con l'esistente, uomo o natura che sia.
«Faccio sculture per il gusto di pormi dei dubbi — riflette Cristiano parlando della sua arte in una pagina del suo album da disegno, sorta di diario quotidiano dal quale non si separa mai —: ogni atto creativo è una domanda che volontariamente mi pongo; ogni scultura è invece soltanto una risposta inconscia, ma non casuale, che trova senso non nel significato comune di ogni singolo oggetto, ma nell'unità irrazionale e incomprensibile dell'assemblaggio». Un'acuta descrizione del mistero della creazione artistica. «Se vedo un pezzo che ha già una sua 'personalità', parto da lì e vado avanti senza aver definito teoricamente e preventivamente il punto di arrivo. E infatti — confessa il giovane artista pistoiese — all'Accademia spesso mi trovo in difficoltà quando i docenti mi chiedono il disegno teorico, l'anticipazione razionale di quello che sto creando». Ma sbaglierebbe chi pensasse a una cieca arbitrarietà: dietro l'aparente casualità delle sculture di Cristiano Coppi c'è una grande, accurata, sofferta ricerca estetica riguardante l'accostamento di forme e colori. E i titoli, quei lunghissimi nomi dati alle sue creazioni? «Il titolo nel mio caso — spiega lui — è importante quanto la scultura, al 50%. Spesso gli artisti contemporanei non danno un nome alle loro creazioni perché più restano nel vago più l'osservatore è libero di interpretare. Io invece voglio che lo spettatore 'entri' in me, capisca la mia poetica; il titolo è parte integrante e ineliminabile delle mie sculture: infatti, spesso i titoli sono frasi di una poesia...».
In questo periodo Coppi sta lavorando sul rapporto scultura-musica e scultura-movimento: uno dei suoi ultimi lavori, per esempio, è una chitarra fatta con una vecchia caldaia come cassa armonica, il corrimano di una ringhiera come tastiera, la ganascia di un freno d'automobile come reggi bischeri e freni da bicicletta (accordabili!) come corde.

di Cesare Sartori

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