Biografia di Loreno Sguanci
Nato nel 1931 a Firenze, risiede a Pesaro a partire dal 1952. Diplomato all'istituto statale d'arte della sua città natale, ha iniziato l'attività espositiva nei primi anni '60 (la sua prima personale fu tenuta nel 1962 alla galleria “L'obelisco” di Roma). Da allora egli è presente nel panorama nazionale con numerose mostre personali (complessivamente ne ha tenute oltre una trentina nelle più importanti città italiane) e con partecipazioni a rassegne di prestigio, quali la Quadriennale di Roma, la Biennale dei giovani a Parigi, Alternative attuali a L'Aquila, la Biennale del Bronzetto a Padova, Volterra '73, la Biennale di Gubbio, le Biennali d'arte sacra di Pescara, Celano e Fermo, i Premi Michetti, Termoli, Penne, Avezzano. Notevole è anche la sua attività espositiva all'estero con partecipazioni a mostre di scultura italiana (Chicago, Tokyo, Parigi, Belgrado, Il Cairo, Alessandria d'Egitto). Numerose le opere eseguite per spazi pubblici e luoghi di culto, come la nota Porta a mare sul litorale di Pesaro, il Grande Pannello per il Palazzo della dogana di Ancona, la Grande Scultura per la collina “Horice”, il Monumento ai caduti a Cepagatti (Pe), il Monumento di Fermignano (Pu).
La sua ricerca si è avvalsa nel tempo di materiali diversi (pietra, metallo, plastica, terracotta e soprattutto legno), sostenuta sempre da una chiara disponibilità alla cultura d'avanguardia, legata ad un rituale operativo ereditato dall'aurea disciplina del Rinascimento italiano. A fondamento della sua ricerca plastica è un ordine logico con il quale il maestro struttura le sue tavole dei segni che ben si addicono anche ad una lettura tattile delle superfici dell'opera, che si giovano di misurati interventi cromatici in grado di accentuare un cinetismo luministico di rigore quasi scientifico. L'artista è stato anche promotore nella città di Pesaro di importanti eventi culturali nel campo delle arti visive, come le memorabili rassegne dedicate a Cavellini, Dottori, Mirko, Franchina, Consagra e Vedova. Tutti i massimi storici dell'arte hanno scritto sulla sua opera, a cominciare dagli indimenticati Mario De Micheli e Fortunato Bellonzi, ed ancora Crispolti, Di Genova, Ginesi, Del Gobbo, Strozzieri.