| Bozena Krol
Legowska
Bożena Król Łęgowska nasce nel 1973 a Zakopane, in Polonia. |
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Le Mani | Rinasita | Testa Vuota | Leda e il Cigno | Violin Violated |
Piercing | Punto_G | Violino Violato | Quiddità | Marilyn |
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Etrusca | Ona | Gli Amanti |
Bożena Król Łęgowska nasce nel 1973 a Zakopane, in Polonia.
Sensibilizzata all’arte dal padre, poeta ed esperto di sculture in legno e ferro battuto, frequenta la Scuola Tecnica dell’Arte, dove apprende la lavorazione della stoffa artistica, successivamente la pittura su vetro, tradizionale tecnica del suo paese.
Si specializza alla Scuola di Marketing e Pubblicità di Zakopane.Nel 2001 inizia la realizzazione delle sue prime sculture, esperienza determinata dall’incontro ad una biennale della pietra lavorata con Pasquale Napoli ed i componenti della “Bottega Molisana”.Alabastro, marmo di Carrara, travertino arricchiscono ora la sua bottega artistica, aperta in Polonia nel 1998 e, dal 2003, trasferita in Italia (Saturnia GR), dove attualmente vive e lavora, facendo apprezzare la sua produzione in esposizioni, fiere d'arte e collezioni italiane ed estere (Polonia, Austria, USA).Incline a nuovi stimoli, ha recentemente rivolto alle costellazioni la sua indagine artistica, ufficializzandola come membro di “Astroarte”, un’associazione di artisti italiani dediti ad opere di carattere astronomico.
CRITICA E STAMPA
Per la prima italiana di Bozena Krol Legowska, Vittorio Piccini scrive e pubblica su Toscana Oggi del 16 Maggio 2004 la seguente critica:
Ha scelto Saturnia, sua patria di adozione, per la prima personale italiana, Bozena Krol-Legowska, artista polacca trapiantata in questo angolo suggestivo di Maremma immerso tra ruderi di gloriose civiltà ed effluvi di acque calde.Nella sua antologia pittorico-scultore, che si esalta nelle forme del "Sacro e Profano", la giovane figlia d'arte di Zakopane rivela tutta la sua forza creativa e la sintesi di studio é ricerca di una multiforme espressività. Le figure umane, velate da un evidente positura malinconica, raccontano la fatica e la sofferenza del vivere, com’è nella sua terra, e hanno molteplici richiami alle correnti storiche e qualche sottile, inconscio, riferimento all' altra polacca, Tamara de Lempicka.
Anche in questa laicità vi è del sacro, che tuttavia viene esaltato in maniera determinate nei vetri, in stile con la tradizione e la Cultura Podhalanska dei Monti Tatra, dai quali la pittrice è orgogliosa di provenire. Vi sono Madonne e putti, angeli e santi che rivelano le profonde esigenze di un innato spiritualismo religioso, prevalente soprattutto nella "Via Crucis" nella quale si esprime tutto il meglio dell' arte di Bozena. Il tema, si sa, e ricorrente e fonte di grande ispirazione Liturgica, lirica, teatro e pittura... la Passione è stata ed è, il racconto più raccontato, più rappresentato da dotti e ignoranti, personaggi famosi e umili cantastorie. Molti artisti contemporanei, anche non credenti, hanno dedicato opere a temi sacri, nel senso di simboli universali dell' esistenza, e hanno l'esigenza di dare voci e forme al dramma del Calvario. Mi vengono in mente quelle di Henri Matisse, che vidi nella Cappella di Vence, di Raoul Ubac alla Fondazione Maeght e le ceramiche di Lucio Fontana.
La Via dolorosa è il mistero di un percorso umano e terreno, raccoglie simboli dell' esistenza, è preghiera, è meditazione sul nostro tempo in cui si consumano stermini, genocidi, guerre che non finiscono mai. Ma è anche frutto del vissuto personale di una inquieta ricerca autobiografica. Come è nel caso della Legowska, che la dipinse in occasione di una grave malattia del padre. I riti della Pasqua, che si ripetono nelle stazioni, escludono qualsiasi riferimento a quelli filmici eccessivamente tragici e di attualità, come la "Passion of the Crist" di Mel Gibson; si rifanno piuttosto alla cultura del divino connazionale Wajda e, con i suoi contorni neri molto marcati e il cromatismo rosso-marrone, s' ispirano all' iconografia gotico-bizantina. E' questo itinerario che, crediamo, dovrebbe continuare a percorrere la giovane, nella linea segnata dal l' espressionismo del maestro francese Roault. In grande risalto la figura del Crocefisso - l'originale è visibile nella parrocchia di Saturnia - dipinto a tinte forti, con una profonda ispirazione meditativa che ne mostra la sublime sofferenza. Joerge L. Borges, nella lirica "Cristo in Croce", scrive : "Il suo volto non è il volto dei pittori. E' un volto duro, ebreo. non lo vedo. Ma insisterò a cercarlo... " Bozena sembra in qualche modo averlo trovato e raffigurato proprio in questa espressione. Il Sacro dunque prevale sul Profano.
Nella rassegna, le pietre scolpite, da quelle di travertino, all' arenaria, all' alabastro,ai levigatissimi marmi policromi, hanno un ruolo fondamentale. Rappresentano un riferimento astratto e un rincorrersi concentrico lineare, di segni sinuosi, come conchiglie o spirali di vento e mettono in mostra l' esteticità pura del suo lessico. Sono tra le espressioni tecniche meglio riuscite dell' espressione, rivelando la plasticità della produzione che va dalle tematiche tradizionale a quelle concettuali contemporanee.
In un tempo in cui i mass-media diffondono simboli ripetitivi per essere facilmente riconoscibili e, quindi, commerciali, vincoli ai quali cedono anche i creativi, l'artista polacca, che si rifà alle fonti classiche del suo paese, e non si lascerà attrarre dalle lusinghe dell' apparir, ma rimarrà una novità importante che potrà attingere e trarre ispirazione anche da questa terra degli Etruschi
La critica d’arte Piera Paola Piazza scrive di Bozena Krol Legowska per la partecipazione alla manifestazione La Luce e La Forma a Ferrara :
“La scultura, fin dai primordi, ha trovato la sua
collocazione più consona all’aperto, a diretto contatto con l’aria e con la luce. La luce, elemento fondamentale che plasma a sua volta l’opera, mettendone naturalmente in risalto alcuni particolari, ed in penombra altri.
Il cinquecentesco chiostro di San Paolo in Ferrara, ampio eluminoso, ospita questa rassegna di scultura, ponendosi sicuramente come luogo e cornice ideale, prestigiosa per un’iniziativa culturale di questo tipo. Il loggiato, col suo pavimento in mattone antico, ed il cortile centrale, col suo prato d’erba, esaltano la bellezza e la plasticità delle forme, tramite continui rimandi di giochi di luce, di luce filtrata o diretta, di ombre che si allungano al tramonto del sole.
Il Vuoto ed il Pieno sono due concetti che racchiudono altre ipotesi e suggestioni. Nel “fare scultura”, essi costituiscono il principio fondamentale attorno al quale ruota il pensiero e la creatività dell’artista. Si tratta di riempire il vuoto e di svuotare il pieno, in un processo dialettico tra due opposti, tra la tesi e l’antitesi dalle quali scaturisce la sintesi, cioè il “prodotto” artistico finito; chiaro esempio di tale operazione ci è dato dalle opere in marmo di Krol Legowska Bozena,che si snodano in un continuo rincorrersi vuoto-pieno. Ma nelle forme plastiche qui esposte, talvolta incontriamo il concetto “dell’incerto”, della precarietà dell’esistenza posta in bilico tra presenza ed assenza, tra il movimento e la stasi, tra decisione e contraddizione. Comunque gli scultori, ciascuno con la propria sensibilità e con la propria formazione,risolvono il dualismo pieno-vuoto in una unicità a sé stante, perfettamente conchiusa in se stessa”.
Tecniche a Confronto, Galleria Transvisionismo, Castell' Arquato (PC).
Di Gabriella Torricella pubblicato su “La CRONACA di Piacenza” del 7 Febbraio 2006
Da sempre,per letterati e artisti, l’Italia ha rappresentato e ancora oggi rappresenta,una terra ideale, una sorta, di ritrovato eden, un habitat agognato in cui certi sogni possono ancora diventare realtà e al fascino dell’ Italia, in particolare della Maremma, dove l’ospitalità della gente e l’amenità dei luoghi l’hanno subito fatta sentire a proprio agio, non ha potuto sottrarsi Bozena Krol Legowska, che ha lasciato la sua città natale, alle pendici dei monti Tatra, per venire a stabilirsi a Saturnia.
Bozena ha acquisito varie tecniche di pittura alla Scuola Tecnica dell’ Arte, poi ha conosciuto Pasquale Napoli ed ha cominciato
a frequentare la Bottega Molisana, dove ha realizzato le sue prime sculture in pietra.Ora l’artista utilizza materiali diversi: Il
Tufo di Sovana, la Pietra Dorata di Manciano, ma per i volti predilige il Travertino di Saturnia (così caldo,naturale,antico), la cui porosità accentua l’espressività dei tratti ed ne esalta la forza e l’emozionalità; spesso ricava le sue forme plastiche nel
Marmo di Carrara , dove nei pieni e nei vuoti, nelle linee e nei volumi, luci ed ombre sembrano provocarsi in un certame misterioso e incruento, che invita l’osservatore alla riflessione e alla meditazione.
Le sculture della Legowska si possono leggere anche in chiave emblematica, poiché in esse coesistono connotazioni opposte:
diventano dunque il simbolo della precarietà e dell’incertezza dell’esistenza umana, sempre in bilico fra presenze e assenze, fra sogno e realtà, tra finito e infinito, fra gioia e dolore, tra libertà e condizionamento. Bozena Krol Legowska espone anche alcuni dipinti su vetro (tecnica che appartiene alla tradizione del suo paese ), eseguiti con particolare maestria, dai colori brillanti e pieni di vita; sono opere in un certo qual modo seducenti, dove l’osservatore ravvisa qualità psicologiche e sentimenti profondi.