Strumenti personali
Tu sei qui: Portale Member Profiles Igina Colabucci Balla

Sculture




Biografia

Igina Colabucci é nata a Roma ed ha iniziato a dipingere e scolpire dall'adolescenza partecipando in seguito a mostre collettive nell'ambiente universitario.
Ha frequentato i corsi dell'Accademia di Belle Arti di Roma . Nel 1973 collabora con lo scultore bulgaro Assen Peikov nel cui studio inizia a lavorare. Opera nel campo dell'arte figurativa in pittura e in scultura rispecchiando posizioni autonome e utilizzando tecniche interdipendenti.
Nel suo studio l'artista crea gioielli, bronzi, terracotte, olii e acquarelli e realizza uno dei suoi temi preferiti: il ritratto.
La sua prima mostra personale è del 1974; da allora le personali e le collettive, in Italia e all'estero (Francia, U.S.A., Malta, Svizzera) si sono moltiplicate.
Nel 1992 ha partecipato alle manifestazioni per le Colombiadi che si sono tenute a Genova, esponendo insieme allo scultore Attardi, nella mostra allestita del Palazzo Ducale la scultura "La Donna Vela", bronzo alto 2.20 m.


Nel 1993 a Roma, allestisce una vasta personale nel Complesso Monumentale del San Michele, sede del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. Riceve per i suoi meriti artistici dal sindaco di Roma, il premio " Personalità europea per l'arte", 1993.

Nel 1995 realizza l'opera dal titolo Adamo e Eva un bronzo di due metri, menzionata tra l'altro dal Times di Londra, dall'Art News di New York e dal El Pais di Madrid oltre che da innumerevoli testate italiane. La scultura è stata esposta al palazzo sede dell'Ente Eur di Roma.
Splendide mostre a Roma alle sale del Bramante (1998) e all'Istituto Italo Latino Americano (2000). E' stata invitata a partecipare alla realizzazione del progetto per la statua di Santa Caterina da Siena per San Pietro risultando tra i tre finalisti.
Nel 2001 l'Arcivescovo Gaetano Bonicelli inaugura la sua Via Crucis collocata presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena a Torrenieri in Siena.


Critica

Claudio Strinati
Soprintendente per il Polo Museale Romano


NOTE CRITICHE

Igina Colabucci Balla è, con pari impegno, dedizione e eccellenza di risultati, scultrice e pittrice ma l'origine della sua vocazione artistica è fortemente unitaria. Predominante, infatti è la sua tendenza a plasmare e modellare la materia, sia questa la materia pittorica, sia la terracotta, la plastilina o il bronzo.

C'è, nell'artista, una attitudine fondamentale, quella per il ritratto che non significa soltanto la forte capacità di rappresentazione mimetica, pure evidente nel suo fare, ma la capacità di aderire con entusiastica immediatezza alle forme del Reale per trasfigurarle poi in una ricerca di essenza e di verità che giustica, peraltro, la profonda ispirazione religiosa di cui tutta la sua opera è connotata.

A ben vedere, e come risulta chiaro da tante analisi critiche di insigni studiosi che hanno avuto occasione in questi anni di analizzare il lavoro dell'artista, tutta l'opera della Colabucci Balla è un inno alla vita nelle sue molteplici forme e alla bellezza della Natura e dei sentimenti. Una fonte di ispirazione inesauribile in sé e per sé e che permette all'artista di sviluppare un discorso narrativo, all'interno della sua produzione, che collega strettamente un'opera all'altra.

A questo punto non c'è più una vera e propria distinzione tra pitture, disegni, gioielli creati dalla mano dell'artista, perché ogni opera, dalla più impegnativa alla più semplice, reca in se la stessa impronta di energia creativa e di forza vitale che caratterizzano la vicenda della Colabucci Balla.

E' un artista generosa, nel senso più bello, perché come in un flusso creativo continuo, propone e ripropone una vasta gamma di tematiche costantemente rielaborate, quasi si trattasse di un musicista che individuati i temi portanti del suo lavoro, vi ritorna con amorevole sollecitudine in una serie sempre nuova di variazioni.

In questo modo emerge un'immagine dell'artista chiara ed unitaria, il Paesaggio, come la Natura Morta, il Ritratto, le Immagini Sacre come quelle Profane, sono fatte della stessa sostanza che è una sostanza di entusiasmo cretivo e di esigenza concreta di espressione e comunicazione. L'autrice concepisce l'opera d'arte come un mondo, un universo che lo spettatore può e deve visitare in una serie di percorsi successivi che lo conducono a scoprire questa sua singolare attitudine all'individuazione della forma, una forma sempre aderente alle sembianze del Reale ma poeticamente atteggiata, per suggerire meditazioni, riflessioni, autentiche passioni.

Così facendo l'autrice discopre davanti a noi il senso profondo dell'attività artistica in sé, che è quella di farci abitare nello spazio delle emozioni, uno spazio non meno vero di quello della realtà quotidiana, ma anzi forze ancora più vero perché scaturito dal bisogno fondamentale, che ognuno è in grado di avvertire, consistente nell'esprimere la parte migliore di sé in un armonioso equilibrio tra senso quotidiano della vita e intima religiosità.

Azioni sul documento