Gabriele Di Maulo è nato a Milano il 14 Dicembre 1968 , ha conseguito il Diploma di Maturita' all'Istituto d'Arte di Chiavari e successivamente il Diploma di Scultura presso la storica Accademia di belle Arti di Carrara, dove nel 1990 si aggiudica una Borsa di studio che gli permette di seguire i co...
Biografia
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Ragazza con la calza | Rana | Gatto | Aquila | Scimmia |
Cavallo | Bambino e rana | Ragazza con il gatto | Ragazza con cavallo | Venere |
Ragazzo negro |
Biografia di Gabriele Di Maulo
Gabriele Di Maulo è nato a Milano il 14 Dicembre 1968 , ha conseguito il Diploma di Maturita' all'Istituto d'Arte di Chiavari e successivamente il Diploma di Scultura presso la storica Accademia di belle Arti di Carrara, dove nel 1990 si aggiudica una Borsa di studio che gli permette di seguire i corsi di Scultura a Monaco di Baviera all'Akademie der Bildenden Kunste.
Per alcuni anni è assistente e allievo dello scultore Floriano Bodini presso il suo studio di Milano.
Molte sue opere sono pubblicate su importanti quotidiani e riviste d'arte ("IL GIORNO", "ARTE" di Mondadori, "CORRIERE DELLA SERA", "ARCHIVIO", etc.). Nel 1996 lo inseriscono sull'annuario C.O.M.E.D. con la presentazione del critico Giorgio Seveso e realizza il "Monumento agli Autieri caduti per la Patria " in Piazza delle Nazioni a Rapallo(GE). Nel 1997 una sua opera è richiesta dalla costituenda Pinacoteca di Ruffano (LE), la cui collezione è curata dal noto critico Carlo Franza.
Nel 1998 con l'opera "Madonna con bambino" entra a far parte della Pinacoteca mariana d'arte contemporanea di Alessano (LE), costituita su iniziativa della Fondazione Don Tonino Bello.
Sempre nel 1998 realizza l'opera grafica "Diana la dea cacciatrice" per la Polizia Municipale di Milano e viene inoltre incaricato di progettare un Monumento ai carabinieri da erigere nella città' di Rapallo.
LA BELLEZZA E LA METAFORA
Aprile 1996
Testo di: Giorgio Seveso
Proprio con questo titolo avevo presentato due anni or sono a Milano quella che si potrà definire la prima vera mostra personale di Di Maulo. E da allora, come si vede, davvero, questo giovane scultore ha mantenuto le sue belle promesse, nel senso che ha continuato ad approfondire con coerenza gli spunti distintivi della sua figurazione, senza lasciarsi distrarre né sviare dalle tante mirabolanti sirene che oggi insidiano, con il miraggio di un facile successo di gusto, la navigazione di un giovane artista. Tanto più meritorio, in questa sua determinazione di andare decisamente controcorrente rispetto alle rotte oggi più battute, quando si consideri come e quanto la sua scelta, che è poi certamente una vera e propria vocazione, sia in definitiva scomoda ed assai impegnativa.
Rispetto, infatti, ai valori effimeri oggi dominanti, al senso di indeterminatezza e di inconcludenza che percorre le opere di moltissimi stucchevoli odierni nipotini della transavanguardia, il suo lavoro punta invece ad una vera densità, ad una concretezza soda e conclusa, definitiva.
Punta, insomma, ad una consistenza capace di mettersi in rapporto con la tradizione e, nel contempo, di recuperare segni modernissimi: una consistenza che riesce a coniugare in sé l’aura della grande scultura del novecento con la domesticità di uno sguardo garbato e cordiale sulle cose contemporanee.
I suoi bronzi, bronzetti e disegni, difatti, pur non rinunciando mai alla complessità e alle sostanze di una loro carica poetica ed emozionale concreta, si pongono anche in una dimensione, diciamo, domesticamente accessibile e maneggevole, “accettabile” senza soverchi problemi di integrazione o perplessità di lettura nell’environnement domestico di oggi. E che un tale risultato, la cordialissima fisicità di queste piccole opere e soprattutto delle sculture, non è frutto d’una qualche strategia opportunistica ma è invece, dicevo, il portato di una singolare impronta interiore, il segno forte e obbligato di scelte espressive e poetiche sensibilissime.
Ecco perché ho voluto insistere sul rapporto tra bellezza e metafora. Perché i soggetti di questi lavori patinati di grazia e leggiadria, corpi femminili devotamente sensuali o amorini barocchi e gioiosi o, ancora, piccoli animali variamente umanizzati, ci guardano e si dispongono nello spazio in modo sottilmente metaforico, collegato alle sparse tracce delle nostre solitudini e delle nostre miserie, delle nostre gioiosità e melanconie: all’inquieta superficie del clima ansioso di questi nostri anni.
E di bellezza e di metaforicità è fatta anche la gentilissima ironia che circola nei disegni e nei bozzetti d’argomento pio, ironia che certo non si rivolge al soggetto devozionale quanto invece all’implicita retorica della loro stessa rappresentazione.
Sono gesti, sia i primi che i secondi, indici di un raffinato lirismo, garbatamente concentrati sul centro di gravità permanente di una figurazione che, pur sottilmente elegante, no per questo dimostra di volersi arrendere (come invece, dicevo, quelli di tanti altri artisti giovani) alle mere ragioni dell’estetica.
E dunque siamo di fronte ad una determinazione figurativa che, avendo già decisamente rinvenuto i fondamenti emozionali e poetici della propria personalità, oggi si avvia rafforzarli nel vivo del lavoro. Prova ne sono appunto queste opere e questa mostra, coerenti e mature, umorose di fascino inquieto e di sorvegliata tensione formale, delicate di poesia e di autentiche suggestioni.