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Sculture




Biografia

Tonino Scuccimarra lavora e risiede a Roma, diplomato Maestro d'Arte a Roma, diviene, giovanissimo, l'allievo di grandi maestri come Cigliano, Clementi, Decourten, Gaetaniello, Mazzullo.
Affina l'arte del modellare la creta alla maniera di Arturo Martini presso Leoncillo, Placidi e Nino Caruso.
Hanno scritto sulle sue opere numerosi critici d'arte quali ad esempio: Paolo Perrone Burali di Arezzo, Benito Corradini, Passoni, Alberto Ambesi.

Nato a Roma nel 1943, dove lavora e risiede, fu allievo di grandi maestri come Cigliano, Gemito, Clementi, Decourten, Gaetaniello e Mazzullo. Presso Leoncillo e Nino Caruso affinò l'arte del modellare la creta in maniera di Arturo Martini.

Per vari anni si è dedicato all'arte sacra, cimentandosi anche nella grande monumentalità; come l'immagine della Vergine di Fiumefreddo in Sicilia.

Ha realizzato grandi e possenti porte di bronzo per il Santuario di San Filippo Apostolo ad Aidone (EN), per la chiesa di San Ferdinando di Puglie, e per le Suore Agostiniane a Frosinone, e l'ultimo per la Chiesa Madre di Aidone (EN).

A Roma ha realizzato una grande opera sul tema della Via Crucis per le suore Domenicane. A Bagdad e a Beirut ha operato nelle chiese cattoliche con grande suggestione lirica.

Ha realizzato per la Chiesa di S. Edoardo nel comune di Sestriere (TO) la STATUA DELLA VERGINE DELL'ACCOGLIENZA inaugurata il 27 luglio 2001 in ricordo dell'Anno Santo.
Per l'Arma dei Carabinieri ha realizzato un altorilievo di bronzo di San Luca.

Ha esposto in “collettive” assieme a grandi e affermati artisti (Primo Conti, Brindisi, Moranti, Rosai, Soffici e Purificato).

Il Maestro ha assimilato la tecnica di lavorare il marmo a Pietrasanta, dove ha potuto osservare artisti come Moore, Messina, Greco, Fazzini, creare le loro opere. Da queste esperienze si è venuto a delineare lo stile dello scultore.

Scuccimarra non è solo artista di grandi e monumentali opere, è anche un artista di esili figure, di volti eterei di bambini, di piccoli bronzi dalle linee morbide, che espone a Roma, Firenze, Milano , New York.

E' un uomo lontano dagli schemi e perciò crea le sue opere come frutto di un sentimento interiore che progredisce insieme al perfezionarsi della tecnica manuale. Rimanendo sempre legato alla semplicità, massima caratteristica dell'uomo forte e di una sicura e inattaccabile personalità.


Critica

Dopo la grande (ed infantile) illusione, negli anni Sessanta, in merito alla morte presunta del figurativo - illusione nutrita e propagandata da frange cospicue della cultura visiva - ecco il tempo smentire ogni estremismo.

Ancora una volta, brevi anni sono bastati a far rientrare quegli eccessi, quei folclorismi delle neoavanguardie, quel loro pretendere che la cultura possa procedere a senso unico per più di qualche attimo.

Pochi anni: e già nella seconda metà degli anni Settanta le espressioni figurali - nella pittura come nella scultura - irrazionalmente estromesse attraverso la porta sono cominciate a rientrare dalla finestra.

Ultimamente il fenomeno s'è Irrobustito. Cosicché anche moltissimi esponenti delle neoavanguardie - col pretesto ora del simbolico, ora della critica del costume (inflazionata), ora di chissà quali ironie o analisi - hanno ritirato fuori forme pittoriche e scultoriche che, inequivocabilmente, rivelano di nuovo l'immagine figurale: ovvero oggettiva e riscontrabile col reale. A parte l'inutilità dell'annosa, pluridecennale e stantia diatriba tra forme astratte e figurali, quel che si può dedurre da tutti questi "voluti" e grotteschi decessi e resuscitamenti, è che l'arte era e resta al di sopra delle parti e della testamentarietà. L'arte ha i suoi esponenti validi ed invalidi; ha i suoi chiacchieroni ed i suoi dinamici o silenti autentici operatori. C'è posto per tutti: nella vita come nell'arte, che della prima è proiezione. Tuttavia, per fortuna, l'espressione artistica sopravvive o vive ben oltre i dogmi spesso settari ed i circuiti chiusi di determinate estetiche. Pertanto: figurativi o astratto-geometrici, informali o surreali, neodadaisti o citazionisti, concettuali o postmoderni, ecc., artisti come ad esempio lo scultore Tonino Scuccimarra di Roma sono artisti e basta.

La tipologia delle forme è un argomento del discorso; non è il tutto. Il tutto è la creatività, quando c'è. Le linee andamentali di essa, leragioni argomentative, i motivi estetico-tematici e quant'altro conferiranno ragioni critiche di collocazione al discorso sulla creatività che resta la struttura portante d'un artista. Il quale non è tale senza questa struttura.

In altri termini un artista autentico è tale indipendentemente da prevalere - negli anni in cui opera - di questa o di quella estetica (e moda). Tanto - lo dice Pascal - "una filosofia supera l'altra in una perpetua routine". Figurarsi se si può star dietro alle evoluzioni involuzioni e febbri varie del gusto; che ogni giorno si susseguono a vertigine, cosicché l'una estingue l'altra. Per cui come si pud pretendere d'affermare che questa o quella sia la nuova, la vera arte? Tanto più che il giorno dopo tutto cambia? Così le "certezze' assumono presto il ruolo di neve al sole. A voler vedere ed a saper vedere oltre il contingente, ecco che la figurazione d'un giovane scultore come Scuccimarra - dotate peraltro di rarissima ed eccezionale perizia tecnica - va analizzata al di sopra e al di là delle tendenze facinorose del momento. Sia la forma emblematica che quella reale possono essere arte oppure non arte: tutto dipende dal loro grado di differenziazione poetica da mero realismo della vita. Ora va detto che tale differenziazione sussiste nella produzione migliore di Scuccimarra. Quella produzione che attinge alla grazia insita - naturaliter - nella figura umana quando essa è spontanea e semplice.

Questo giovane autore è privo di qualsiasi doppiofondo mentale ir ogni istante della sua vita: e dunque anche quando si dispone d fronte alla forma da modellare. Di fronte alla terracotta, al marmo, a bronzo - sempre - egli prospetta la medesima sorgività di artista incorrotto delle età più antiche: quando si guardava lontano e non si era schiavi del vuoto e dell'inutile come oggi. E tutto - per gì artisti autentici - era scoperta, era luce ed era verità, da intuire e rivelare.

Scuccimarra è dunque nella condizione estetica ed etica ideale per conferire continuità a tutta quella cultura visiva affidata all'immagine riconoscibile, che si principia nei tempi più lontani della civiltà.

Immagine che ha le sue radici e la sua storia, e che deve continuare lungo i suoi binar! di valore; i quali oggi non sono né possono essere un'esclusiva delle forme astratto-simbolico-surreali, né di varia ricerca. Quel che conta - in tutte le epoche - è di operare con autenticità secondo la propria vocazione e le proprie scelte formali. Ed è questo che fa Scuccimarra: poeta dell'analisi della figura umana.

In particolare egli approfondisce il volto e - fra tanta dissacrazione e negazione oggi dilaganti - lo restituisce con una grazia e con una sensibilità e con uno "spirito di finezza" che sorprendono. Fatto è che nell'humus culturale e spirituale di Scuccimarra non sono entrati, non entrano e non riescono ad entrare, quel decadimento morale e quella mancanza di raccoglimento e di riflessione, che rendono così piatta e falsa e vana tanta esercitazione artistica degli ultimi anni.

Plasmatore e poeta della forma piana e lineare, intimista e lirica, Scuccimarra affronta i bronzi e le terrecotte, i bozzetti e gli studi, con una predisposizione affermativa della vita e quindi rivelativa del maggior numero di valori di essa.

Anche quando l'artista affronta il sempre arduo soggetto animale, ebbene egli non viene meno a quel suo trasporto positivo per ciò che vive e che dunque è opera della natura e del mistero. Spesso la figura umana è accanto a quella animale: in esemplari gruppi bronzei di pregevole fattura e di accurata sintesi formale. Altre volte un cane o un cavallo sono soli, e vibrano nei caratteri della loro tipica vitalità.

Grazie alla sensibilità della "Domus Dei" e particolarmente dello studioso Alessandro Del Monte che molto stima e sostiene Scuccimarra, lo scultore affronta benissimo anche i complessi soggetti religiosi. E in questa tematica la spiritualità intatta dell'artista assume un fervore ancora più intenso: proteso con ansia, ma anche con equilibrio, ad interpretare ed a prospettare il più possibile la statura mistica della Vergine o di questa o quella figura santa della storia della Chiesa.

Il plasticismo di Scuccimarra è tutto improntato alla misura ed all'escavazione di quanto di più sorgivo esista nel soggetto affrontato. Ne sortisce una scultura (nel bronzo come nella terracotta) tutta vibrazioni, tutta evocazioni e sorgivamente liriche. Una scultura figurale, interamente ed integramente figurale; senza ambiguità. Ma scultura figurale che nella sintesi rigorosa del tratto nell'essenzializzazione massima dei modellati, nella ritmicità delle corde psicologiche, nelle pulsazioni elettriche ed umane che tutta la pervadono, trova il suo spazio legittimo e la sua chiave d'attualità e di trasfigurazione morfologiche: anche nei confronti degli stilemi delle arti visive più avanzate o presunte tali. Tonino Scuccimarra si colloca, in definitiva, come uno scultore d'impianto classico. Sopra questo impianto classico egli sviluppa i suoi personali ritmi: interpretativi del lessico quotidiano specifico dei nostri anni.

Le scelte formali di Scuccimarra, nonché le movenze delle sue figure, i volumi, i modellati, le luci e le ombre, il taglio e così via, rivelano un autore moderno che non idealizza secondo i pararnetri della statuaria classica. Tuttavia Scuccimarra, pur non ricalcando supinamente il passato ecco, da consapevole esponente della sua epoca, che alla sconfinata idealità dell'antico attinge emblematicamente solo un piccolo prisma incontaminato. Il quale altro non è che un valore del quale il nostro tempo sembra essere così frequentemente e radicalmente privo. Quale è questo valore? E' quella leva, immateriale ed interiore, della civiltà spirituale che è tipica ed immanente negli artisti autentici ed incorrotti d'ogni tempo. Civiltà dello spirito: con cui la condizione umana si riscatta dalle brutalità ancestrali e nuove dell'esistenza.

PAOLO PERRONE RURALI D'AREZZO

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