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Sculture




Biografia

Remo Riva è nato a Courgné Canavese (Torino) nel 1909. Si trasferì presto a Milano dove frequentò l'Accademia di Brera sotto Wildt un famoso Maestro dell'epoca dal quale però non fu influenzato artisticamente.. Il suo grande talento fu presto notato infatti vinse alcuni tra i più prestigiosi premi di quegl' anni.

Per la scultura nel 1935 vinse il premio Fumagalli con un'opera intitolata "Il Marciatore" e nel 1944 il Tandardini con "il Combattente. Affermatosi come scultore con i più importanti riconoscimenti ottene nel 1950 anche il Premio Lissone per la pittura con un quadro pieno di luce" La scolarina", raffigurante una giovinetta.

Fece inoltre numerose mostre personali nelle più importanti città Milano, Bologna, Torino, Voghera, Firenze, Ivrea, Parigi, New York ecc ed inoltre espose alla XX Biennale di Venezia e alla II e III Quandriennale di Roma ed in molte altre collettive non solo in Italia. Sue importanti opere si trovano in musei e gallerie in Italia e all'estero oltre che in varie collezioni private. Sono opera sua: Il monumento in brozo ad Alessandro Manzoni nel cortile della biblioteca Ambrosiana ( Milano), il busto di Nazario Sauro nel Museo del Castello Sforzesco (Milano) (dovuto alla vincita di un concorso indetto dalla Regina d'Italia), La Pietà dell'Angelicum, il Busto di Giuseppe Mazzini erigendo della città di Voghera, il grande busto in bronzo di S.E. il Marchese Mauro Mocchi referendario dell' Ordine equestre del S. Sepolcro, collocato nella sede dell'ordine, L'arcere della Galleria d'arte Moderna della città di Milano, il busto di S.S. Pio XII nel museo Vaticano. Sue opere si trovano anche all'Accademia di Brera dove insegnò e alla Pinacoteca Ambrosiana. Ci sono inoltre diversi monumenti nel cimiro Maggiore di Milano e in quello di Musocco. Suo è anche lo spettacolare e maestoso monumento ai Caduti di Tutte le Guerre di Castellanza (Varese)

Artisticamente nell'arte contemporanea fece parte di una triade con Messina e con Manzù di cui era amico. Il fatto che non ebbe la fama duratura dei suoi colleghi è dovuto oltre che alla sua misantropia, alla sua grande umiltà.

Di lui si occuparono i più famosi critici dell'epoca, lodandone sempre lo straordinario talento. Ricordiamo tra gli altri Spartaco Balestrieri, Marziano Bernardi, Luigi Carluccio, Leonardo Borgese, De Grada, Lepore, Carlo Carrà, Galvano, Dragone, e Bonardi ecc.

Morì giovene all'età di 65 anni solo nel suo studio a Milano sua città d'adozione.


Critica

Barbara Cesa
Ora capisco cosa significa essere Dio Pablo Picasso Certamente Riva modesto e misantropo non avrebbe mai desiderato o pronunciato neppure in senso metaforico la frase detta dal suo famoso collega. Per Riva era sufficiente lavorare per sé stesso l'opera d'arte veniva pensata per puro godimento dello spirito e realizzata per nutrire i sensi. Toccare una sua scultura era per lui come per gli estimatori qualcosa di mistico, la plasticità e l'essenzialità delle forme potevano colpire ancora di più l'intelletto di una opera con particolari curati alla perfezione. Inoltre nonostante l' estetica rudimentale di alcune statuine, (come quelle vagamente simili alle opere etrusche), posare lo sguardo su una sua scultura e la sottoscritta lo può confermare, vuole sicuramente dire esserne attratti fino a desiderare di toccarla, indagare nel profondo, oltre l'immagine , arrivare all'essenza di quello che prima era solo un blocco di gesso ma al quale successivamente grazie al genio del Maestro è stato trasmesso un magico alito di vita. Riva era forse nella sua epoca l'artista che lavorava solo per sé nel senso più assoluto. Basti pensare che raramente voleva vendere le sue opere e quando veniva convinto a realizzare mostre era persino un po' infastidito che qualcuno potesse godere della sua arte in quanto gli sembrava che carpissero così i segreti della sua anima. Non è da trascurare l'aspetto umano di questo genio incastrato in un mondo idilliaco di pura fantasia dove non esiste sofferenza o se presente ridotta ai minimi termini. Per lui la bellezza delle forme era essenziale, ma questa doveva secondo il suo modo di pensare rispecchiare ciò che era in realtà un individuo, un paesaggio, una qualsiasi fonte d'ispirazione. Il concetto è riducibile in una frase semplice ma non marginale, bello da vedere bello dentro. Era un uomo misantropo, chiuso ai rapporti umani ma generosissimo e senza alcuna sorta di invidia , aveva l'animo di un fanciullo, privo di malizia. L'aneddoto che riporterò di seguito può spiegare tante cose. Riva è famoso per il monumento ai caduti di Castellanza VA Un maestoso Cavallo su cui si riversa un soldato morente. Quasi nessuno però sa che vinse il concorso superando il suo amico e più fortunato collega Manzù, la cosa forse più che gratificarlo le dispiacque, è infatti solo in questo modo che si può trovare una spiegazione al fatto che quando ci fu il concorso per la Porta di San Pietro Manzù chiese a Riva se poteva utilizzare il suo bozzetto ed egli rispose per niente stupito o seccato: " Ma sì perché no." Il Bozzetto della porta di San Pietro è di Remo Riva ma nessuno lo ha mai saputo tutto il mondo conosce la genialità della sua arte la fama però è rimasta a Manzù , ma di ciò Riva non era e non sarebbe dispiaciuto averla creata è stato il suo appagamento. Anche la morte doveva aver secondo il Maestro qualcosa di bello, entrando al cimitero Monumentale di Milano si trovano molte sue opere ma tutte significative ed importanti accomunate dalla non drammaticità delle forme , ritornando al concetto di sofferenza ma ridotta ai minimi termini. Anche un cristo Morente o una pietà portano la mente ad una trasfigurazione della morte, qualcosa di diverso un senso di pace dovuto anche all'estetica non esasperata dalla cupezza delle forme. Un uomo buono, mite e nello stesso tempo dimenticato e incompreso in vita come essere umano e dopo la morte anche come artista. Un mago nel modellare e un ottimo pittore che dovrebbe essere rivalutato cosa possibile se si potesse archiviare tutta la sua produzione sparsa per il mondo in musei e in collezioni sia pubbliche che private, un lavoro che certo si presenta lungo e difficile ma che sicuramente gli è dovuto per averlo messo ai margini di quel mondo che per lui rappresentava la vita.

B.Cesa

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