Sculture
Biografia
Pier Alberto Filippi, nato a Monza nel 1944, si avvicinò alla pittura verso la fine degli anni '60 frequentando il laboratorio d'arte dell'amico pittore Attilio Carpanelli, in quegli anni luogo d'incontro di pittori e musicisti, da cui ha appreso le tecniche della pittura.
In seguito, continuò a coltivare la pittura in un ambito strettamente privato, giungendo alla realizzazione d'opere figurative, paesaggi e nature morte di particolare compostezza cromatica.
Verso la metà degli anni '90 ha iniziato ad elaborare in chiave pittorica una serie d'appunti di carattere informale in cui la figura umana costituiva il principale movente.
Piccoli schizzi a matita, di formato rigorosamente quadrato, disegnati di getto sotto l'impulso d'esigenze improvvise ed in seguito analizzati in studio e trasformati in dipinti.
L'assoluta originalità dei risultati ed alcuni riconoscimenti di critica lo hanno spinto a continuare su questa strada e ad iniziare la presentazione delle sue opere al pubblico partecipando ad esposizione collettive e personali in diverse gallerie.
Ciò che egli oggi propone è una sorta di trasfigurazione della forma naturale attraverso la mediazione di due valori formali:
realismo ed astrazione.
L'immagine che ne scaturisce crea un continuo gioco allusivo di rimandi e di significati che superano i confini dei soggetti trattati e fanno affiorare le immagini dell'inconscio.
Forme plastiche semplici, sintetiche, ottenute con l'uso di pochi colori tra cui predomina il blu nelle sue varie tonalità, si dispongono sul piano con una precisa ritmica e modularità che, animata dal gioco sinuoso dei contorni e dal contrasto tra il soggetto e lo sfondo, rende tese e dinamiche le composizioni.
A predominare sono le forme tondeggianti raffigurate in tutta la pienezza dei loro volumi ed anche se la gamma dei colori usati è quella fredda, da ogni dipinto affiora una carica emotiva che in alcuni casi sfiora l'erotismo iconico.
L'importanza del volume e della forma nella pittura di Pier Alberto Filippi lo hanno portato da qualche anno verso la scultura, con la quale riesce a tradurre in sintesi plastica la forza ed il significato delle sue opere.
Critica
I SENSI DELLA FORMA
di Giorgio Seveso
Proviamo a passare il palmo della mano lungo le curvature di una scultura di Filippi, o carezziamo con le dita e con gli occhi le lente spirali di un suo dipinto, avvolte come sono da un'architettura di conchiglia attorno ad un grumo invisibile di sensualità.
Ecco che subito, senza sforzo alcuno, lievemente, lietamente, veniamo attirati nel vortice tranquillo di un sentire sottile, assorbiti dal flusso tattile
di una percezione tanto gentile quanto esplicitamente corporea, sensuale, voluttuosa.
La sua arte, difatti, da quando ha iniziato a integrarla senza timidezze né reticenze con il lavoro che svolge quotidianamente nella sua vita professionale, è un'arte risolta nel senso del morbido e del sinuoso, dell'evocativo corporeo e sensuale. È un'arte fatta di semplicità ma anche di intuizioni emotive complesse, di sussulti enigmatici che si distendono con suggestione attorno a una sorta di erotica del curvo e dell'ondulato, a una vera ebbrezza del colore profondo e felpato: forme e toni cromatici come segni morbidi d'alabastro, disciolti nei molti toni del blu di un lago di cobalto o illuminati nelle bianche dissonanze di candori eburnei
Ma queste variate presenze allusive del corpo, queste fluide e roride rotondità sensuali, sempre diverse eppure anche sempre vistosamente improntate a una coerenza impeccabile, costituiscono qui qualcosa di più che un richiamo soltanto segnico, che l'eco di una dilatazione passionale o osservazione meramente estetica per il corpo femminile, o comunque per il corpo tout court, per il corpo dell'amore e della dolcezza, della passione ma anche della tenerezza.
Costituiscono infatti anche - e forse soprattutto - le tracce di una metafora aperta, commossa, palpitante, nel loro manifestarsi come poesia generale dei sensi e, insieme, della forma: poesia, può darsi, ancora sorgiva ma anche profondamente coinvolgente, e perciò a modo suo risolta e compiuta nella propria dignità di linguaggio.
Ed è proprio dalle sintassi e dagli accenti di questo linguaggio che le sue opere divengono oggi, ormai, qualcosa capace davvero di fissare nella materia dell'immagine brani di grazia e di passione meditativa, ma, anche, interrogazioni aperte: per ragionare sulla genesi dei sensi e del sentire, sulle emozioni della pelle e dell'anima, alla luce di una sommessa, sobria contemplatività che ha tutto il mistero e l'ambiguo fascino di un lirismo tenero ma anche vigoroso.
Oggi, insomma, dipingere e plasticare sono per Filippi in primo luogo una sorta di messa a fuoco interiore, in cui la dimensione psichica giunge a prevalere, riabbracciando e riconciliando nel gesto creativo la dimensione solo razionale assieme a quella solo estetica o contemplativa, fino alla pacificazione della sintesi, fino all'armonia difficile della poesia.
Infine, ultimi ma non meno importanti, sono la ricerca di una personale miscela sensitiva delle forme e delle tecniche che, in queste stesse immagini, vede coesistere tra loro con medesimo valore sia indizi figurativi, torsioni espressionistiche di corpi e di gesti, di carezze e tenerezze, che simultanei segni astratti, aniconici e puri, sciolti da qualunque racconto.
La lenta sostanza dell'arte - diceva Paul Klee - “non ripete le cose visibili, ma rende visibile”. E questa visibilità del reale in ciò che prima non era visibile, in ciò che l'artista coglie in sé con la vista della mente e del cuore, costituisce davvero un punto d'approdo immaginifico e avvincente per un viaggio straordinario dalle molte suggestioni.
Il risultato? Tutto ciò che Filippi ci mostra con queste sue opere è metamorfosi poetica, interpretazione espressiva, sentimento esplicitamente raccontato nel fascino sottile delle elaborazioni della memoria e delle trasfigurazioni.
Emozioni autentiche, dunque, squisitamente carnali e insieme intessute di inafferrabili vibrazioni liriche, di trepidazioni intime e segrete che si dispiegano fervidamente sotto le sue dita e sotto i nostri occhi.

