Sculture
Biografia
Patrick Alò è nato a Roma il 6 Agosto del 1975 da madre Ungro-Libanese e padre Italiano.
Vive dai primi anni tra Italia e Stati Uniti, e compie gli studi d'arte a Roma.
Dai movimenti studenteschi alle occupazioni per attività sociali agli squat scopre la passione per l'archeologia industriale, il riciclo ed il cyberpunk, e vi fonde l'amore per il classicismo.
Trascorsi Espositivi:
Esposizioni collettive:
Roma , Galleria "Consorti" in via Margutta, 52/A , 1999
"Much to do about rubbish" (Rifiutare la civiltà' dei rifiuti.) mostra collettiva incentrata sul tema dei rifiuti e del loro riutilizzo in arte, Convento S.Maria del Giglio a Bolsena, 1999
"Equoroma" Mostra d'arte realizzata con opere ricavate dall'utilizzo di soli oggetti di recupero all'interno della prima edizione della grande manifestazione promossa dal Comune di Roma per sensibilizzare il pubblico romano su un commercio equo e sul problema dello smaltimento dei rifiuti, Roma, Stabilimenti dell'EX Mattatoio, 1999.
"Equoroma" Seconda Edizione della mostra nell'ambito della manifestazione promossa dal Campidoglio, dicembre 2000
“La Retroguardia Romana” mostra a due con Andrea Priorini, nello spazio espositivo “Granma”, 2000
“Rinasce-Re” Mostra collettiva incentrata sul tema del recupero, organizzata dall'associazione culturale “Soqquadro” nello spazio espositivo “Vista” in Via Ostilia, 41 Roma, 4-14 Luglio 2007
“Ambientarti” Manifestazione organizzata dalla provincia di Viterbo Assessorato alla Cultura e Laboratorio Ambientale sulla relazione tra arte e ambiente, Palazzo Doria-Pamphilj a San Martino al Cimino (VT), 7-12 Novembre 2007
Mostre Personali:
“The Other Side” presso la galleria “Artestruktura” Albuquerque, New Mexico, U.S.A., 2001
“Sculptures Romaines” presso la Galerie Ferrero a Nizza, Fr., 2004
Mostra Permanente nei locali dell'Ex Convento S.Maria del Giglio a Bolsena (VT) dal 2000 al 2007
“Rinascere-Re” Mostra organizzata dall'associazione culturale “Soqquadro” nello spazio espositivo “Vista” in Via Ostilia, 41 Roma, 25 settembre - 1 ottobre 2007
Critica
Antonio Rocca
Storico dell'arte
Patrick Alò si scopre scultore nei territori abbandonati dalla mareggiata postindustriale, in vecchi capannoni, in fabbriche abbandonate e ricondotte a nuova vita dal fenomeno dei centri sociali.
Qui incontra la Mutoid Waste Company, un gruppo di artisti di ispirazione punk, che ha animato la scena rave europea costruendo mostri meccanici, installazioni dinamiche.
Alò comprende che quei materiali, quelle macchine desuete si prestano appieno ad esprimere la sua vena poetica ad un tempo potente ed immaginifica. Apprende la tecnica, individua un campo preciso di ricerca ed abbandona immediatamente le suggestioni cyberpunks della MWC per dare espressione alle creature fantastiche che affollano il suo immaginario.
Chi conosce Roma, chi ha frequentato quella periferia disordinata che assedia resti di acquedotti o antichi tratti di mura, non può non riconoscere nelle sculture di Patrick Alò il termine ultimo di una sintesi tra due dimensioni adiacenti eppure così distanti. L'immagine scaturisce come una scintilla dall'accostamento di questi due universi schiacciati l'uno sull'altro. Un bullone, una molla, una lama divengono gli occhi o la schiena di un satiro o l'arma di un dio. E' un mondo che rinasce dalle sue proprie macerie, è il rifiuto o, meglio il riscatto perseguito attraverso materiali rifiutati da una società autofaga.
Siamo oltre le invettive dell'avanguardia, ci aggiriamo in un deserto di macerie ed è solo tempo di ricostruire.
Ricostruire un mondo inaudito ma possibile, necessario persino. Non c'è altro in questa alba che rottami sulla spiaggia. E' già alle nostre spalle il naufragio delle ideologie, è lontano, altrove, l'orizzonte autoreferenziale dell'accademia.
Alò, intanto, continua a raccogliere come un bricoleure ciò che viene scartato, rimosso. Affonda le mani nelle viscere di macchine obsolete e mette in immagine il pantheon di una umanità altra.
Riscopre, nel fare, la natura astorica delle forme classiche e vi si abbandona.
Un dio antico torna allora ad abitare il nostro presente, rinasce a noi nel ferro e nel fuoco. S'invera, diviene carne attraverso la fatica del fabbricare, questo lavoro fisico che ci allontana da ogni deriva estetizzante, da flebili ripensamenti di un concettualismo oramai frigido.
Ecco allora la centralità dell'Efesto, un vero e proprio autoritratto. Il dio più umile e, ad un tempo, il più utile ; un dio nascosto e negletto che orgogliosamente produce le forme che toccherà a noi di utilizzare.

