Sculture
Biografia
Nato a Piscinas (CA) il 14 maggio 1958.
La sua ricerca artistica si è sviluppata con l'esperienza diretta sulla materia e la collaborazione-confronto con altri artisti ed intellettuali del panorama culturale contemporaneo. La sua attività lo ha visto transitare dall'arte informale e gestuale, all'utilizzo di materiali come "recupero dello scartato" sino a giungere alla scultura figurativa che ancora oggi lo impegna nella ricerca.
La sua attività ha inizio a Milano dove nel 1986 fonda con altri artisti "Osaon" - Centro di percorsi artistici multimediali - e l'omonima rivista artistico-culturale. In quel contesto il lavoro del Gruppo mirava alla ricerca poetica e alla pura sperimentazione attraverso un linguaggio multimediale; periodo questo in cui scrive due romanzi: "Quasi una storia" ed "Il buco nero", crea e partecipa a diversi lavori di teatro sperimentale, performance e scrive sulla rivista Osaon. Nel 1988 sempre a Milano con altri artisti fonda "Sinergesta " (Gruppo artistico di poetiche intermediali).
Nel 1989 fonda con altri artisti la rivista "Harta" (Bimestrale di dinamiche culturali) di cui è prima redattore poi condirettore. Parallelamente continua l'attività di ricerca multidisciplinare.
Da quelle esperienze ne nascono altre, che nel tempo restringono il suo campo di sperimentazione e ricerca artistica alla scultura come linguaggio primario, supportato da video e pittura. La collaborazione con altri artisti è rimasta ferma nelle sue scelte primarie, passate ed odierne.
Dal 1994 al 2000, per inseguire un ideale d'arte come "dono poetico" che tenesse conto anche del fruitore meno attento, ha ideato e organizzato "Percorsi" (Evento Nazionale di Interazione Artistica Multimediale). La manifestazione ha avuto nell'arco di sette anni una crescita esponenziale per qualità, presenza di pubblico ed interesse dei media a livello nazionale, facendo parlare di Ovidio Piras sia come artista che come organizzatore di eventi "controtendenza". "Percorsi" ha fatto tappa in Piemonte, Sardegna, Marche e Lazio. Gli artisti che hanno partecipato sono stati complessivamente circa 900, provenienti da Italia, Germania, Francia, Inghilterra, Bielorussia, Stati Uniti, Australia. Nel 2000 abbandona l'organizzazione per dedicarsi interamente alla scultura, quella scultura che studia ed elabora sin dagli anni '80. Lavora incessantemente a ritmi pressanti sino al 2004. Nei cinque anni la sua produzione è di circa 400 sculture tra bronzo, terracotta, ceramica a freddo, resina e terra cruda, di dimensione variabile.
Dal 2004 partecipa ad esposizioni collettive e personali che danno inizio ad un nuovo percorso della sua vita artistica. Le sue sculture prediligono l'installazione nello spazio in simbiosi con l'architettura che le ospita, nascoste negli anfratti, sospese nel vuoto o sulle pareti. Ad oggi la ricerca sulla scultura continua in varie direzioni mantenendo integra la linea che le personalizza ed accomuna.
Critica
"Nel caso di un valido autore dell'ultima generazione come Ovidio Piras potremmo parlare di voluta "non attualità" della sua poetica. Precisando, però, che questa non va intesa come volontà di astrarsi da un confronto teso e serrato con la vigente contemporaneità, ma, semmai, di fornire di questa una personale visione, dotata di forte senso di autonomia stilistica, incurante della possibilità di piegare una capacità tecnica indiscutibile ai dettati della moda e alle scorciatoie del mercato. Ovidio Piras ci invita alla visione di immagini e strutture scultoree volutamente "antigraziose" che prediligono un ruolo installativo ed attivo nel contesto in cui vengono inserite, oppure ove spesso nascono. Una scultura che pone in maniera ossessiva al centro della sua riflessione la figura umana: L'uomo di Piras è un silente testimone del mondo, con il quale tenta approcci che tendono alla ricerca di una possibile empatia. Rappresentati in varie scale e dimensioni, con il costante uso di materiali primari quali terre, ferro, creta, metallo, talvolta nobilitati dall'uso di un materiale di più evidente nobiltà come il bronzo, pur nell'assenza pressochè totale di qualsiasi concessione cromatica, gli uomini di Piras paiono calati in una dimensione di sostanziale atemporalità e di incerto esito, sospeso tra il dramma e l'ironia. L'uomo rappresentato da Ovidio Piras pare muoversi sull'asse dicotomico contemplazione/azione, alla ricerca di un punto di riferimento che sia in grado di incarnarsi nel "qui ed ora", nell'eternità temporalizzata del presente, ricordando in questo caso molto da vicino l'esistenzialismo tipico della filosofia stoica. Una riflessione, quella di Ovidio Piras, sulla condizione umana nella sua difficile relazione con lo scenario contemporaneo, condotta con assoluto rigore e coerenza, sulla scia della lezione dei grandi maestri dell'avanguardia novecentesca. Le sue sculture nascono per scalare i muri, posarsi curiosamente su oggetti preesistenti al soffitto o a terra, per appendersi con grazia o disperata ostinazione ad una base d'appoggio, per occupare contenitori ormai in disuso oppure per essere semplicemente presenti nello spazio in silenziosa contemplazione."
Edoardo Di Mauro

