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Sculture




Biografia

E' nato ad Acireale il 2 gennaio del 1959, vive e lavora a Chivasso.
La sua attività artistica, dal 1979 ad oggi, si è sviluppata attraverso l'utilizzo di mezzi espressivi diversi: teatro, cinema, televisione, scultura.
Nel 1988 scrive e dirige il video Malati, selezionato per l'Italia, al 39° Internationale Filmfestspiele - Video Fest 1989 di Berlino.
Dal 1991 sviluppa un lavoro di ricerca sulle molteplici possibilità interpretative di un'unica forma che lo porta nel campo delle arti plastiche e della scultura.
Nel 1998 vince la XIII edizione del Premio Italia per le Arti Visive - sezione scultura. E' premiato alla edizioni del Premio Firenze del 1998 e del 1999.
Dal 1994 le sue opere sono state esposte in diverse città tra cui Torino, Milano, Portofino, Livorno, Nizza, New York, Firenze, San Gimignano, San Francisco, Saragozza, Barcellona, Montecarlo, Roma, Parigi, Perugia, Gent e sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private.
Recentemente la sua opera "Angeli- Evoluzione della Specie", una serie di 12 grandi sculture in terracotta (oltre 2 mt. di altezza), è entrata a far parte della collezione del Museo de los Angeles - Arte Contemporanea di Lucia Bosè a Turegano - Segovia (Spagna).


Critica

Mi occupo, come critico e promoter, esclusivamente, e quasi, di scultura, da circa trent'anni; ho avuto e ho fruttuosi sodalizi con grandi artisti, come Pietro Cascella, per esempio, e Giò Pomodoro. Ho avuto curiosità e attenzione per tutti i movimenti che si sono susseguiti, dalla “non arte” alla “land art”, dai concettuali agli strutturalisti, dai comportamentisti ai costruttivisti, dai citazionisti ai neomanieristi. Dico ciò non per sfoggiare conoscenza e competenza (qualità che non ho e rifiuto), ma per far presente la mia curiosità continua e per me vitalizzante e la mia attenzione. Ebbene: in Nino Ventura, artista e personaggio, riconosco colui che avrei voluto essere, se fossi stato creativo poliedrico come lui: scultore in quel suo modo e attore e inventore di operazioni teatrali multiple in un “mix” che non è coacervo, ma armonia. Leggo nelle sue biografie che l'operatore culturale (teatro, cinema, musica, performance varie), vitalizzante, entusiastico, ma nache pratico, anche maneger, è venuto prima. Non che l'artista sonnecchiasse in lui; solo che è esploso al momento giusto, dopo tutti quegli “ismi” di cui ho parlato sopra.
E allora ecco questa mostra che viene dopo l'altra in tutta Italia, ecco questa scelte non caotiche come si poteva temere da un sano eclettismo, ma precise nei materiali, nelle intenzioni, negli esiti plastici. Precise come chi è padrone del mezzo espressivo, ma non tanto da rischiare la perdita dell'ispirazione, della spontaneità, della naturalezza della creazione. Diciamo subito che sbaglierebbe colui che sospettasse una programmazione e una rigidità di contenuti, di materiale e di tecnica, anche se il sospetto è provocato dall'autore stesso: la quasi unicità del soggetto (i pesci) e del materiale (la terracotta) potrebbe far pensare a una ripetitività. Ma nell'ambito di questo quasi unico contenuto (il pesce) e di questo uso del più docile e carezzevole elemento, la creta, quanti significati e quanti significanti, quante allegorie e bizzarrie e fantasie e quanta simbologia e quanti incastri e incastonamenti di altri elementi e di altri colori! Niente a che vedere con terracottisti e ceramisti anche di grande valore, ma votati solo alla creta, anche colorata e brillante! Nino Ventura inserisce (e accompagna) nella terracotta, la sabbia, il cuoio, la lava, il vetro, il silicone, la plastica, le conchiglie, la corda, i chiodi, i pigmenti naturali. Onde il distacco dalla schiavitù ancestrale. E i pesci hanno sagome irreali e surreali, guizzano o boccheggiano o muoiono o sono “altro”: altri animali ittici e terrestri con allusioni antropomorfiche. Quindi: l'universo marino e terrestre umano.
Suggestioni archeologiche di un nato in Sicilia, maturato in varie regioni, stabilito in Piemonte? Anche. Ma forse anticipazioni del futuro imminente. Quei pesci, quelle forme, quelle “informità”, quel o quei colori, siamo noi, di fine millennio, noi.

Mario Guidotti

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