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Sculture




Biografia

Matilde Domestico vive e lavora a Torino.

MOSTRE PERSONALI

1989
Galleria Black and White Venaria
1993
"Tazze, cocci..."
Circolo del tè Pekoe Torino
1994
Proposte IX
Regione Piemonte Torino
Palazzo IRV testo di M.Bandini
1996
Galleria VSV torino
acura di E.Di Mauro
Galleria Crossing Portogruaro
a cura di E.Di Mauro

MOSTRE COLLETTIVE
1984
Accademia Albertina di
Belle Arti Fossano (CN)
1990
Galleria Black and White Venaria
1992
Esposizione Centro Culturale
Linea Arte Grugliasco (To)
1993
Associazione delle donne
Ratatui Torino
1994
Premio scultura Cagnasso"
Chiesa di S.Domenico Alba (Cn)
1995
"Quarto incontro con artiste Torinesi"
Consiglio Regionale del Piemonte
Palazzo Lascaris Torino
testo di M.Bandini
"Outpost" Assessorato alla Cultura Venezia
"La lanterna di Diogene"
Galleria VSV Torino
a cura di E.Di Mauro
"Giardino dell'arte 2"
Piazza d'Armi Torino
a cura di E.Di Mauro Ivana Mulatero
Installazione presso le case
del CIT di Rivalta (To)
1996
"Fiera d'arte di Pordenone"
"Arte su Arte" Sala Arte
Comunale (Asti) a cura di
E.Di Mauro
"Piazze d'Artista"
Salone del Libro di Torino
Associazione Arte Giovane Torino
"Percorsi 96" S.Anna Arresi(Ca)
Montegrosso (Asti)
"..Rrragazze"presentazione del
libro a cura di Ivana Mulatero
e Lisa Parola Arcate dei Murazzi (To)
"Il serpente"
Galleria Angela Signetti(To)
1997
"Distanze" Galleria VSV Torino
a cura di E.Di Mauro
"Sculture"Palazzo Lagrange a cura
dell'Associazione "La Donna e l'Arte"
1998
"Luci e ombre" Expovivre Lingotto Torino
"Progetto Maionese" Galleria En Plein Air
Estate '98 reale e virtuale

a cura di Elena Privitera


Critica

COLONNAZZEPARENTAZZESQUISITAZZEDONDOTAZZEARCATAZZE
di Ivana Mulatero

Matilde Domestico compare sulla scena artistica italiana agli inizi degli anni '90, con un tratto distintivo e persistente nel tempo: il ricorso ad un oggetto banale, quotidiano, qual è la tazza, sia essa di ceramica o di porcellana, intera o a cocci. La sua ricerca si lega ad una vasta area di poetiche dell'oggetto emerse in Italia e all'estero nel decennio precedente, con un'intenzionalità di percorso divenuto, implicitamente, monotematico.
Il contesto storico di riferimento compie un recupero delle esperienze oggettuali ampiamente dibattute con le avanguardie storiche, sia secondo delle direttrici duchampiane che tendono a dissolvere una demarcazione tra arte e vita a favore di un'estetizzazione diffusa, omologando i vari livelli di cultura, con un annullamento di qualsiasi valore che non sia quello di consumo e di merce, come nel caso dell'opera di Jeff Koons, e sia secondo una direttrice schwitteriana che accumula una quantità impressionante di reperti artificiali, naturali e artigianali, con i quali riconferire delle qualità formali e costruttive e creare delle configurazioni plastiche aggettanti nello spazio: ai materiali trovati delle prime sculture di Tony Cragg si può pensare, elementi ferruginosi collocati in successione verticale con i quali si coniugano gli intenti postmoderni di interpretazione della storia attuale che si dà per frammenti, residui sensuosi e scabri di una nuova classicità.
II percorso artistico di Matilde si ascrive in quest'ultima direzione, ma con una precisazione: l'oggetto tazza, scarto dei normali cicli di produzione, è strumento e nel contempo il fine dell'elaborazione di nuove inesauribili modalità creative, ed è anche un oggetto dalle valenze generazionali, una generazione anni '60 cresciuta con le tazze dell'Ovomaltina personalizzate. La tazza è uno strumento con il quale costruire delle combinazioni seriali e ritmiche liberamente inserite nello spazio (le colonnazze, le arcatazze, le irrequietazze) e con cui ritrovare motivi iconici risaputi (una colonna, un fiore, un albero, un'arcata, una figura, un organo musicale e un tavolo) per ideare un vocabolario stimolante.
Del resto ciò che affascina l'artista e ne motiva l'adesione ad un tema apparentemente circoscritto, è la varietà e l'ampiezza di repertorio; il mondo delle tazze non è così semplice e ovvio come appare, contiene, infatti, delle numerose sottocategorie, connesse alle forme, alle funzioni, e ai rapporti con coloro che le utilizzano, in un mondo di affetti famigliari o di convenevoli ufficiali, e infine, le tazze sono patronimico, un cognome di determinate persone che Matilde ha cercato per accluderle in questo vasto e variegato repertorio.
Con un linguaggio espressivo maturo l'artista esplora l'oggetto tazza, superandolo nei suoi valori aneddotici ed esteriori, riconducendolo ad essere elemento seriale di un gioco combinatorio che si può estendere all'infinito come Le colonnazze oppure conferendogli una narratività e un potere evocativo con cui inanellare racconti visivi e plastici, si vedano le chiassose e pettegolanti parentazze.
Dalla metà degli anni '90, in sintonia con una cultura del recupero rivolta ai materiali di consumo, Matilde alimenta una sensibilità tesa a rimodellare lo scarto per inserirlo in serene e razionali strutture compositive che esaltano le qualità formali e comportano un gradiente di umorismo e divertito stupore.
La grande coerenza di Matilde si rivela nel fatto che ella estende la meticolosa attenzione ai valori materiali e formali delle tazze anche al mondo delle parole, dove sviluppa soprattutto le componenti consonantiche, e tazza diviene un generico suffisso che sta a designare delle operazioni di montaggio di illusioni famigliari ma irrazionali.

Ivana Mulatero

da "Anomalie" 1999
Associazione Culturale
Arti Assortite - (TO)

Matilde Domestico di E. Di Mauro

La condizione di spiazzamento è perfettamente raggiunta là dove s'incontrano una serie di colonne di simmetriche altezze, composte da tazze da caffè,tè, caffelatte, rigorosamente bianche, stagliate nettamente sul fondo verde della vegetazione del parco. L'imprevedibile, fragile, ironica e tenera disposizione di materiale d'uso quotidiano che Matilde Domestico preleva dalla dimensione consueta per estraniarlo e connotarlo di altre significazioni, in questo caso, un Organo di tazze, rientra nel solco della Storia dell'Arte del Novecento, con l'elaborazione data dalle avanguardie storiche, della poetica dell'oggetto. Essa diviene, nello scorcio di fine secolo e alla luce delle rivisitazioni che sempre più gli artisti effettuano sullo statuto dell'oggetto, elemento fondante del loro lavoro, imperniato sul dialogo soggetto-oggetto. Un binomio denso di implicazioni inedite per il futuro dell'arte, di cui ora possiamo intravedere almeno due direttrici di ricerca:

1) l'oggetto si corporeizza e il soggetto si oggettifica ;

2) dall'eredità metafisica, la finzione come nuova funzione.

Edoardo Di Mauro e Ivana Mulatero

da Giardino dell'Arte 2
Piazza d'Armi - Torino 1995
Edizioni Multidea 1995

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