Sculture
Biografia
Note di percorso Maria Molteni nasce a Milano, ove risiede e ha studio. Il suo percorso professionale è tracciato da studi scientifici, interessi per la psicologia, la musica e la scultura. Si diploma in pianoforte al Conservatorio di Parma e frequenta un ambiente riccamente artistico operando riservatamente per alcuni anni. Dopo intenso tirocinio di esperienza in fornaci e cave , Molteni affronta il lavoro in terra con grande abilità e autorevolezza tecnica traducendo l'opera in fusione in bronzo. Segue e partecipa direttamente alle fasi di lavorazione ed in particolare alla patinatura finale che regala superfici di molteplici colori che si muovono a seconda delle pulsioni che incarnano. Affronta critica e pubblico dagli inizi di questo decennio. L'artista raccoglie non solo un notevole riscontro da parte del pubblico, ma riesce anche ad impressionare molto positivamente alcuni critici che decidono di sostenere la sua arte in tutta Italia. Partecipa a esposizioni tematiche e collettive d'ambito nazionale e internazionale. Conclude il 2005 allestendo una mostra personale nell'Oratorio della Passione, museo della Basilica di Sant'Ambrogio in Milano. Nel 2006 la prestigiosa galleria Schubert di Milano, crogiuolo di cultura artistica e punto d'incontro per tutti i cultori della materia, presenta una sua mostra personale dedicata alle più recenti fusioni in bronzo. Nella seconda metà del novembre 2006 le sue ultime opere, questa volta anche di grande formato, vengono esposte al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Gazoldo degli Ippoliti. Nel medesimo anno, alla decima edizione del premio “Cesare Pavese”, l'artista viene premiata per la scultura con la Targa della Provincia di Cuneo. Maria Molteni è influenza nella sobrietà delle opere e nella sensibilità artistica da una figura famigliare: il suocero Angelo Casati, interprete del percorso evocativo della scultura italiana negli anni che decorrono dai Trenta ai Sessanta. Quando il suocero scompare Molteni dà spazio al proprio genio creativo. Il suo universo di emozioni e pulsioni viene estratto e reso accessibile a tutti grazie alla modellazione di terra a grezzo e alla fusione in bronzo. I particolari vengono accentuati e attirano maggiormente l'attenzione grazie alle patinature che impreziosiscono le forme con sottili ed eleganti orlature dorate. In questo modo risaltano i giochi di contrasti luce-ombra e pieno-vuoto. I significati nascosti delle sue creazioni si intrecciano in un insieme di aspetti che caratterizzano la mente umana: incomunicabilità, solitudine, inquietudine, frattura. Con spirali, labirinti, ondulazioni, cerchi concentrici vuole raggiungere il centro della materia, dandole vita. Pure invenzioni, prive di riferimenti immediati col mondo reale, le forme si rivelano in perimetri geometrici, all'interno dei quali si muovono linee ondulate con estensione verticale o flussi concentrici di leggere volute, metaforiche rappresentazioni di un perpetuo peregrinare dello spirito, meditazioni filtrate dalla sensibilità dell'artista. Hanno scritto della sua produzione artistica: Lorenzo Bonini, Rossana Bossaglia, Elena Casati, Tiziana Cordani, Raffaele De Grada, Paolo Levi, Clizia Orlando, Claudio Rizzi, Vittorio Sgarbi e Gabriella Torricella.
Critica
Claudio Rizzi
Maria Molteni
Una vicenda matura
Una vicenda matura. Un percorso articolato ma di sedimento ad ogni passo. Bandita ogni ipotesi di casualità, una logica rigorosa, benché non imperativa, governa in coerenza l'itinerario di lavoro.
Il filo di continuità procede evidente in modulazione tenace e progressiva, plasma la materia e, in simbiosi, corrisponde al pensiero.
Inizialmente si trattava di introspezione espressa in termini di figurazione. Un'analisi mirata in profondo, non univoca nell'autoreferenza ma aperta alla constatazione del circostante e dell'animo. Un flash o radiografia di sentimenti dilatati dal soggettivo all'universale.
Dichiarazione, testimonianza o denuncia si animavano nell'evidenza più che nella narrazione, palesavano implicita forza sino a suggerire la violenza delle tensioni interiori ed esterne, del tempo come dell'umanità.
Poi, forse l'indole improntata alla riservatezza, forse una più acuta interpretazione del fare scultura, qualcosa insomma, e nemmeno necessitante di esatta individuazione, ha mutato il linguaggio di Maria Molteni.
Si è concretizzato il progressivo distacco dal riferimento a preciso soggetto, determinando per contro l'astrazione di generalità. Non più sentimento o tematica appartenente al singolo ma traduzione di un senso comune.
Erano trascorsi pochi anni dalla maturità delle terrecotte e Maria Molteni si rivolgeva al bronzo riuscendo a conservare nell'inerzia di questa materia il palpito vivo della terra.
Forse anche l'adozione del nuovo materiale ha influito nella svolta linguistica, suggerendo spontaneamente, nella colata informe che pure approda alla definizione del particolare, un'espressione nitida e ancor più suggestiva benché scevra da ogni articolazione di riferimento realistico.
Allusione evocativa in luogo di leggibilità veristica, libertà interpretativa affidata alla percezione soggettiva dell'osservatore nell'assenza di un perimetro sancito da rapporti precostituiti e figurati.
Alle linee dinamiche della singola scultura corrisponde la dilatazione dello spazio di lettura, proiettato dal territorio della riconoscibilità al campo infinito dell'immaginazione.
Eppure nella prima fase di astrazione e bronzo, Maria Molteni ancora agiva nell'ambito di una forma percepibile, classica quasi fosse chiusa, ove il ritmo tende a eccedere ma si racchiude e conclude come fosse una storia, ove inizio e fine collimano nell'identità ma non superano il limite e non spezzano l'archetipo.
Ma si intuiva già allora la presenza pulsante di una forza interiore, quasi volontà indomita del bronzo scultura, tensione alla proiezione moltiplicata e alla osmosi nello spazio.
Occorreva raggiungere il tutto tondo e liberare le linee in prospettiva di infinito.
Maria Molteni ha lavorato per anni contenendo la misura, trattenendo l'inclinazione alla grande dimensione, frenando un richiamo tuttavia destinato ad affermarsi nella spontaneità. Risultava chiaramente percepibile come la scultura fosse vissuta in grande ma plasmata in proporzione al gesto di abbraccio e possesso.
Poi lo slancio congenito è comparso per naturale evoluzione, quasi affioramento di verità sottaciuta eppure ineludibile.
L'intima tensione liberatoria ha conseguito autonomia nell'accensione di linee nitidamente allusive all'infinito, sinuose in ritmo ondulatorio a simbolo di contesto emotivo, parallele e contrapposte come il dibattito della quotidianità, trepidanti ma perentorie nell'asserzione della scelta.
Ora la misura dell'opera configura un interesse relativo, teso all'identificazione e alla collocazione: ma in realtà quell'opera è comunque di grande dimensione, anela ad assumerla, a ergersi nello spazio e tendere al cielo,per sondare l'infinito e inseguire l'ignoto.
Senza incorrere mai nel tranello della presunzione, Maria Molteni ha sedimentato, ha macerato esperienza e riflessioni, ha lavorato creta e bronzo, patine e luci, pieni e vuoti, volume e spazio, ha filtrato valori e alimentato autocritica, ha moderato attese, urgenze interiori e richiami naturali ma infine ha ottenuto equilibrio di percorso e pregio di riscontro.
Consapevole dell'evoluzione della scultura nel Novecento, non ha assunto un riferimento cui rapportarsi, non ha eletto un maestro ideale ma ha attuato un proprio cammino che inconsciamente echeggiava la grande vicenda del secolo scorso, assumendo in sé una personale sintesi di intellettualità e passione.
A passi rapidi, nella concretezza del lavoro, Maria Molteni incide pagine di forte personalità e nella dinamica della sua maturazione è interprete del proprio tempo.
Riassume le prerogative di velocità nell'acquisizione dati e strumenti, di adozione nuovi e diversi materiali nella modulazione di linguaggi evolutivi, di partecipazione al dibattito collettivo nell'asseverazione chiara di individualità.
Coltiva un intimo tessuto poetico senza concessioni indulgenti, con intonazione ermetica piuttosto che edulcorata, incisiva come i fondamenti della comunicazione ma pulsante come i meandri dell'animo.
Permangono i richiami alla solitudine, al colloquio acceso come monologo, alla silenziosa sordità dell'intorno.
Risuona ancora il sentimento della dignità come essenza di valore puro e non rifugio di consolazione di fronte all'iniquità sociale e affettiva.
Svettano indomite risorse di identità, inossidabile anima dell'esistenza.
Tratti di coerenza, radici della persona e motivi dell'arte: concorrono in coro a scolpire una vicenda matura.
Claudio Rizzi Ottobre 2006
Torino: continua l'attività espositiva di Maria Molteni
Maria Molteni, il cui percorso professionale è tracciato da studi scientifici e musicali, è un'artista poliedrica, ricca di pulsioni artistiche. Nella sobrietà delle opere e nella sensibilità artistica è stata influenzata da una figura famigliare: il suocero Angelo Casati, interprete del percorso evocativo della scultura italiana negli anni che decorrono dai Trenta ai Sessanta.
La modellazione di terra a grezzo congiunta alla fusione in bronzo permette all'artista di rendere accessibile il suo universo più intimo attraverso spirali, cerchi concentrici, ondulazioni. Le orlature dorate fanno risaltare i particolari, creando anche giochi tra chiaro-scuro, vuoto-pieno, liscio-ondulato. Le rotondità ricordano le forme femminili e sono ricche di contenuti: delicatezza, grazia, eleganza e fragilità affiorano quasi per contrastare la durezza e la freddezza del bronzo.
La scultrice ha avuto un notevole riscontro tra il pubblico milanese, ma anche sul territorio nazionale data la serie di esposizioni organizzate. “Momenti” è il titolo della mostra inaugurata il 21 marzo -e conclusasi il 25 aprile 2006- presso la Galleria Schubert di Milano in Via Fontana,11. il catalogo è introdotto da un saggio critico di Lorenzo Bonini , che conduce il fruitore all'interno dei significati reconditi delle opere:” La ricerca interiore, il desiderio di fermare attimi appartenenti alla sfera dei ricordi e di rappresentare le istanze del presente, muovono le sculture verso significazioni che, al di là delle forti caratteristiche informali, evocano nell'osservatore momenti scanditi via via sa profonde prostrazioni, da tumulti vitali, da delicate intimità, dalla scansione melodica di un brano musicale, dalla frammentarietà di un soffio di vento, dall'imprevedibilità di un pensiero non motivato”.
Dal 30 Aprile al 10 Maggio 2006 è stata organizzata una mostra personale di scultura di Maria Molteni presso la Galleria Transvisionismo di Castell'Arquato (Piacenza). Questa galleria aveva già presentato l'artista lo scorso anno a “Malpensa Arte 2005”, Mostra Mercato d'Arte Moderna e Contemporanea a Busto Arsizio (Varese).
Dal 5 al 30 maggio 2006 sono state inserite alcune installazioni dell'artista presso l'Auditorium Asteria, in piazza Carrara 51 a Milano in occasione di un ciclo di mostre e di concerti intitolato “Tra le orme dell'informale”. Questo ciclo di manifestazioni culturali, promossi dal Centro Asteria e dall'Associazione Culturale Tema, sono diretti da Alessandro Calcagnile e Rossella Spinosa CON IL SUPPORTO DEI CURATORI Marianne Boutrist e Clarice Zdansky. Fondamentali anche i contributi portati dall'ADO, l'Associazione Donatori dell'Ospedale San Paolo e dalla Banca Popolare di Milano.
Molteni ha partecipato anche alla collettiva intitolate “La leggerezza della scultura” presso il Parco della Tesoriera di Torino a cura di Clizia Orlando. Inaugurata il 20 maggio, si concluderà il 30 settembre 2006.
La sua scultura indaga i caratteri dell'esistenza umana. Frattura, inquietudine, solitudine, individualismo sono i tratti che dilagano nella società moderna.
Annalisa Del Carro

