Sculture
Biografia
Marcello Sgattoni nasce nel 1935 a San Benedetto del Tronto.E' il settimo di otto figli di una famiglia di agricoltori.Fin da piccolo sente il richiamo innato verso l'arte,per circa 10 anni è allievo del pittore Armando Marchegiani che gli insegna l'abc del disegno, ma,come lui stesso racconta ,la vera Accademia sono stati per lui la strada e il torrente Albula, quando l'acqua si poteva ancora bere e rigurgitava di rane e piccole anguille.
Negli anni '60 approda in Lombardia,vive a Milano dove entra in contatto con gli ambienti artistici della giovane metropoli e con le avanguardie del momento,che suscitano in lui il desiderio di ricercare nuovi mezzi espressivi.se tacerete grideranno le pietre.Gesù
Il dopo Milano è un percorso nuovo,libero dai pennelli,in cui la percezione prima e la certezza poi, della violenza perpetrata dall'uomo senza scrupoli sulla natura irrimediabilmente inquinata e della difficoltà dei rapporti umani in questa società, divengono i temi principali della sua poetica che ora si materializza attraverso imponenti sculture.
Sgattoni sente la necessità di isolarsi e inizia un lento ma costante distacco dalle manifestazioni ufficiali dell'arte fino a raggiungere negli ultimi anni il totale esilio. Nell'estate del 2000 l'artista si è riproposto con un' antologica sintesi del suo percorso artistico teso ad una ricerca espressiva che va oltre i canoni tradizionali e che trova i suoi mezzi espressivi in tutto ciò che la natura gli offre e che lui esalta in maniera dirompente.Per comprendere a pieno l'arte di Marcello Sgattoni è necessario conoscere il suo habitat,la sua campagna,il luogo dove vive da "agricoltore" tra api,papere e piante di ogni tipo e dove da artista ha creato un museo all'aperto "La pietraia dei poeti".Qui le sue opere spaziano libere e in armonia con gli elementi stessi che le costituiscono e di cui sono circondate.
Selezione di mostre personali e collettive:
1958. Premio Michetti, Francavilla a mare - Pescara
1959. Arte Sacra, Ascoli Piceno.
1962. Prima Biennale di Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto
1964. Seconda Biennale di Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto
1969. Rassegna Pittori dei Tre Mari, Roma
1973. Prima Rassegna d'arte Sisto V, Grottammare ( Ascoli Piceno )
1974. Monumento ai Caduti per la Libertà, San Benedetto del Tronto
1975. Quarta Mostra d'Arte Sacra, Porto Potenza Picena ( Macerata )
Personale, Liceo B. Rosetti, San Bendetto del Tronto
1976. Quinta Mostra d'Arte Sacra, Porto Potenza Picena (Macerata)
Personale, Galleria Cornaro, Bergamo
1977. Sesta Mostra d'Arte Sacra, Porto Potenza Picena (Macerata)
Personale, Centro Studi L'Esagono, Lecce
1983. Rassegna Nazionale d'Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto
1985. Mostra d'Arte Sacra, San Gabriele (Teramo)
Personale, Giardino dei Poeti, San Benedetto del Tronto
1988. Collettiva, Natura & Nature, L'Aquila
Monumento “Anno Mariano”, Porto d'Ascoli (Ascoli Piceno )
1991. Monumento ai Caduti, San Benedetto del Tronto
1996. Prima Rassegna di Scultura Viva, San Benedetto del Tronto
2000. Antologica, Organizzazione Comune di San Benedetto del Tronto
Rassegna Nazionale d'Arte Contemporanea, Loreto Aprutino (Pescara)
2001. Monumento al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, San benedetto del Tronto
2002. Monumento a Padre Pio, Torano Nuovo (Teramo)
2003. Rassegna Nazionale d'Arte Contemporanea, Guardiagrele (Chieti)
Critica
Le misteriose zolle di Marcello Sgattoni,
in cucina continuo da diversi anni a preferire incontri e pellegrinaggi nei luoghi della genesi dell'arte, negli studi e negli atelier. Cioè là dove l'artista diventa un anacoreta,un derviscio nel deserto della notte,che vive con il destino di raccontare al mondo la luce e la coscienza di una scintilla di luce appena intravista; lì dove,insomma,l'opera si fa strada e racconto di ciò che per un attimo la sua coscienza ha visto. Lo scultore rumeno Costantin Brancusi affermava che entrare nel suo studio doveva equivalere ad una sorta di rito purificante,a una liberazione dalla condizione terrena,a un'esperienza da cui uscire rinnovati.
E con tale spirito ho visitato lo studio dello scultore Marcello Sgattoni a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), chiedendomi continuamente se tutto ciò fosse vero,se in realtà esiste cioè quello Zeitglist,quel genius loci che inonda e pervade di sé chiunque si avvicini. E' stata un'esperienza straordinaria quella che Sgattoni ha compiuto come artista e come uomo;proprio per questo senso di profonda magia che genera il suo incontro,per quella disincantata bellezza e disadorna semplicità che avvolge il suo universo onirico. Le sue forme sono racconti del tempo mai avveratosi,spezzoni di una visione ricomposta nell'allucinazione quotidiana,archetipi di un tempo fuori dall'esperienza. Mostri,totem,volti di uomini e donne ricavati da zolle di terra, con filiformi esseri che si tendono fino allo spasimo quasi a cercare una condizione nuova di rivelazione e di esistenza.
Sono sagome di archi e colonne che ritmano il tempo musicale di un rito propiziatorio. Un rito iniziatici dove la fantasia woodoistica e la religione della terra hanno la medesima forza di ravvivare il miracolo dell'arte. Marcello Sgattoni è come lo stregone-profeta che ha la coscienza del male e del bene,che vive nella oscura cavità dei segreti del mondo.
Le sue statue sono segnali di un'idea prossima a divenire realtà che guardano e osservano gli uomini con la profondità indagatrice e apotropaica dell'occhio divino. Toccare una sua scultura è come impossessarsi dello scettro regale di un capo,dà il senso dell'onnipotenza e del comando,ci rende sicuri dell'incerto e dona al contempo il brivido della sua eternità nel tempo di una pulsazione sensibile. Sgattoni vive riparato dal mondo e sa offrire soltanto pochi spiccioli di verità. La sua condizione è quella del saggio eremita che si interroga e comunica per simboli,per stralci di discorso,per segni premonitori.
Tutta la sua opera valetta come un'interminabile appunto onirico senza inizio e senza fine,dove lo stile è soltanto variante di un modo di essere e non elementi di evoluzione.Non c'è progresso nel suo modo di essere che non sia contestualmente un regresso,un ritorno alle origini semiologiche e strutturali dei linguaggi atavici,ai segni del primordio. “Le cose e i fatti non parlano”,ha detto una volta Sgattoni,”sono muti.E' l'uomo che interroga le cose. E soltanto allora,quando vengono aggredite,le cose rispondono. Ed ogni risposta nasconde sempre cento nuove domande”.
Da: Arte,
Mensile di Arte,Cultura,Informazione
Settembre 1990,ed. G.Mondatori
Carmine Benincasa

