Sculture
Biografia
Luigi Galligani è nato a Pistoia nel 1957. Ha frequentato l'Accademia di Firenze e Carrara dove si è diplomato nel 1980 con una tesi su Marino Marini. Nel 1985 è stato segnalato da Renzo Biason e Tommaso Paloscia sul Catalogo Mondadori della Scultura Italiana. Nel 1992, con la collaborazione della Ken's Art Gallery di Firenze, che espone le sue opere dal 1985, ha tenuto alcune lezioni e una conferenza presso l'Orange Coast College di Los Angeles. Nel 1993, dall'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, ha ricevuto il titolo di Accademico Corrispondente della Classe di Scultura. Nel 1996, nell'Accademia dei Georgofili di Firenze, danneggiata gravemente da una bomba nel 1993, è stata collocata una sua scultura in occasione della fine dei suoi restauri. Nel 1997, Antonio Paolucci, ex Ministro della Cultura, ha presentato le opere di Galligani nel suo catalogo monografico. Nel 1999, la Regione Toscana ha commissionato a Luigi Galligani la scultura: "PEGASO STRAORDINARIO 1999", conferito a Eugenio Garin, storico della Filosofia.
Vive ed opera a Castellina in Chianti, in Toscana.
Critica
A me le sculture di Luigi Galligani fanno pensare a certe forme pure dalla natura; ai ciottoli di fiume, alle conchiglie, alle foglie. Caratteristica principale di queste "cose" è la loro intatta chiusura, la loro melodiosa autosufficienza.
Prendete in mano un sasso di fiume, di quelli in pietra grigia maculata di nero, di quelli in arenaria bionda striata di riverberi d'oro. Prendetelo in mano, soppesatelo nella sua consistenza rotonda levigata da milioni d'anni e capirete che quel sasso non potrebbe essere diverso, non più pesante nè più leggero, nè altrimenti conformato. E' così perchè è così. Qualcosa di analogo si avverte quando si guardano le figure di Galligani. Ognuna di esse -non importa quanto grande e come plasmata- ha la fatalità delle cose compiute una volta per tutte e, quindi, immodificabili. Cercherò di spiegarmi meglio con un esempio.
Dove occorre "tagliare" un nudo modellato a tutto tondo? Sembra un problema banale. In realtà, per uno scultore, questo "è" il problema, perchè il "taglio" coinvolge la misura dell'opera, svela le ragioni dello stile. Un nudo lo si può concludere all'altezza dei piedi, lo si può fornire o meno di base, lo si può "tagliare" all'altezza dei fianchi, lo si può interrompere a metà delle gambe. Sembrerebbero scelte indifferenti. Non è affatto così perchè un "taglio" sbagliato (un taglio intendo dire che non sia coerente con le intenzioni espressive dell'opera) vuol dire fallimento non rimediabile. Ogni scultore lo sa bene. Ebbene guardando le figure di Galligani a nessuno verrebbe mai in mente che potrebbero essere più grandi o più piccole, più lunghe o più corte. Così come a nessuno verrebbero in mente simili considerazioni di fronte a un sasso, a una conchiglia, a una foglia. Ogni scultura di Galligani finisce dove deve finire perchè lo stile è necessità e alla grazia inflessibile della necessità obbediscono le misure dei suoi nudi.
A questo punto occorre parlare dell'universo poetico dell'artista che è un universo esclusivamente femminile. Ma chi sono le donne di Galligani? Ce lo dicono i titoli delle opere esposte. Sono Afroditi e Sirene, sono Sibille, sono Tuffatrici, sono Bagnanti. Sono donne che appartengono alla Favola e al Mito, abitano luoghi di frontiera che stanno fra l'acqua e la terra (le Sirene, le Bagnanti) e fra il presente e il futuro (le Sibille). La loro dimensione è una specie di amabile ambiguità -spirituale acquatica ed aerea- sono in noi ed oltre di noi, sono molto antiche e molto moderne. Sono anche madri le donne di Galligani, e non solo perchè a volte assumono il ruolo e le funzioni della maternità. Alla madre, alla eterna Madre mediterranea che scalda il cuore di ognuno di noi, fanno pensare le forme espanse, la pienezza carnosa, quel turgore di frutto maturo che caratterizza i loro corpi. i quali hanno tuttavia la lucente compatta sveltezza delle creature marine. Perchè ogni donna -questo Galligani lo sa bene- partecipa all'universo equoreo. Per via dei flussi che attraversano il suo corpo e perchè l'acqua è figura primigenia della vita....
Antonio Paolucci

