Sculture
Biografia
Irene Cimino è nata a Lamezia Terme il 07/04/1975. Si è diplomata come
agrotecnico ed attualmente è iscritta all’università della Magna
graecia di CZ, alla facoltà di operatore socio-assistenziale. Lavora
dal 2000 presso l’Associazione ‘La Strada’- onlus, che si occupa
dell’inserimento sociale di minori e famiglie disagiate.
Lavorando nel sociale ha ampliato diverse conoscenze etniche e
culturali delle persone con cui è stata a fianco, sviluppando maggiore
attenzione ai diversi tipi di comunicazione di cui le persone sono
capaci di dare in condizioni di disagio e non.
Nel 2002 partecipa ad un corso promosso dall’EFRA (Ente Acai Formazione Ricerca Artigiani) con la collaborazione di ‘Palazzo Spinelli’
per la qualifica di Tecnico esperto nell’analisi del degrado e delle
Tecniche di conservazione di manufatti lignei, dove ha approfondito la
tecnica del restauro ed è iniziato il suo amore per l’arte in genere,
ed in particolare per la produzione di sculture ed intarsi in legno.
Nel 2006 diventa ‘Clown di corsia’ e socia dell’ Associazione VIP (vivere insieme in positivo) di Messina per la CLOWNTERAPIA.
Attualmente è inserita in un progetto con disabili mentali, promossa
dal CSM (centro salute mentale di Lamezia Terme) come esperta di
manualità ed oggettistica.
Nel suo lavoro, oltre ad essere una figura educativa, ha sempre
evidenziato l’importanza della manualità e dell’accostamento all’arte
come mezzo comunicativo e come linguaggio non verbale, per mettere a
fuoco le potenzialità e gli stati d’animo degli utenti.
Critica
"se da lontano vedi qualcosa o
qualcuno che pensi che in qualche modo possa appartenerti…valla a
cercare, e dopo dai identità alle tue sensazioni"
Esiste un vincolo stretto tra il pezzo di legno e l'artista che lo lavora.
Pensieri, intensità e passione modellano un materiale sempre vivo che diventerà immagine reale di tali sensazioni.
Una sagoma inizia a prendere forma e si modifica in base ad un percorso che lo fa diventare oggetto di comunicazione.
Il dono dell'arte fa condividere il proprio mondo interiore, dando a
chi osserva la possibilità di una interpretazione libera, ma allo
stesso tempo "prigioniera" di ciò che il linguaggio non verbale
dell'opera evoca.
E' una mediazione introspettiva tra l'io e l'esterno, tra ciò che ci
viene trasmesso e ciò che siamo, come una linea che divide due cose che
in qualche modo si appartengono.

