Sculture
Biografia
Diplomato perito meccanico nell'anno 1981, negli anni '90, intraprendo la strada della pittura ad olio su tela; utilizzo anche l'acrilico, gli smalti, gli inchiostri, dipingendo anche su lamiera, cartone, legno ed altro. Eseguo, inoltre, acquerelli, disegni a carboncino e a matita.
Frequento dal 1994 i corsi di modellato e manipolazione dell'argilla, tenuti dal maestro Maurizio Previtali, del quale, nel corso degli anni, divento assistente. Da lui apprendo le tecniche basilari ed i segreti per realizzare opere in creta di ottima fattura. Imparo, tra l'altro, a modellare dal pieno, a tutto tondo e a “colombino” (lucignolo), la tecnica Raku, il secondo fuoco, l'uso di smalti, terre, ossidi, grafite, cere, combustioni, ed eseguo infinite sperimentazioni, che portano a risultati sorprendenti, come le patine bronzo, e tante altre. Lavoro il gesso, sia per creare stampi che per formare opere finite. Sempre sotto la guida del maestro Previtali, frequento il corso di scultura della pietra (di Sarnico) che mi permette di apprendere le tecniche per scolpire pietra, marmo, alabastro ed un corso di incisione che mi consente di utilizzare tecniche quali puntasecca, ceramolle o vernice-molle ed acquaforte. Frequento un corso di disegno tenuto dall'architetto Franco Mazza. Eseguo anche opere in bronzo a cera persa, di cui curo i passi salienti come il ritocco delle cere e la patinatura.
Inizio ad esporre le mie opere nel 1995, ed in alcuni concorsi vinco premi significativi.
Critica
IMERIO ROVELLI
LACERATI CORPI
di Emiliano Bona
L’opera scultorea di Imerio Rovelli prevede da una parte la demistificazione del concetto di “bello” – inteso come sedicente scrigno di verità -, e dall’altra la consapevolezza che l’infinita possibilità di rappresentare il tragico è una fondamentale testimonianza dell’esistenza dell’uomo.
La figura umana diviene per l’artista il soggetto ideale non solo di una ricerca estetica, ma anche di una rielaborazione speculativa e intellettuale. Il corpo viene sventrato, deriso, oltraggiato: un atto antieroico di umiliazione e primitivizzazione del senso del reale e della vita. L’artista, giunto a questa temporanea sospensione della forma, rivolge al corpus un significato di presenza quasi scenica, teatrale: chiazze e dense colate di cera, motivi arabescati e organici che procurano una pelle “altra” al soggetto raffigurato, una nuova maschera, un nuovo abito.
L’agire artistico di Imerio Rovelli manifesta la natura maschile della ricerca del piacere inteso come attività fisica e sessuale: levare e aggiungere fino al raggiungimento dell’annullamento dell’anima e del corpo, della carne del mondo. La banalità e la quotidianità degli atti psicofisici dell’uomo vengono esaltate e cancellate, sollecitate e desiderate. L’opera dell’artista è un processo creativo di genesi dionisiaca di colori e materie, bubboni e ferite, esistenze tragiche ed enigmi irrisolti. L’individualità di ogni corpo decanta la propria solitudine e il proprio dramma attraverso la propria carnalità e presenza lacerata, forse ultime possibilità di testimoniarsi vivi nella realtà.

