Sculture
Biografia
FORMAZIONE E STUDI Di formazione umanistica, dopo gli studi classici si è laureata in “Lettere” all'Università Statale di Milano privilegiando l'indirizzo storico-artistico-antropologico. Ha conseguito il Diploma, presso la Scuola Superiore annessa all'Archivio di Stato di Mantova, in “Archivistica,Paleografia e Diplomatica” finalizzato alla lettura ed all'analisi integrale del documento per una diretta conoscenza della Storia e dell'Arte. Si è, quindi, perfezionata post lauream in “Sociologia” presso l'Università degli Studi di Parma mirando ad approfondire, anche tramite la Psicologia Sociale,la prospettiva etologica della realtà delle interazioni e della comunicazione sociale. Dal 1968 ha iniziato un approccio culturale specifico al rapporto uomo-arte-società e territorio (con ricerche monografiche e curriculari alle discipline di formazione) presso gli Istituti di Storia dell'Arte, Sociologia Urbana e Rurale, Storia delle Religioni dell'Università degli Studi di Milano. Ha proseguito dalla cattedra di Lettere, occupata dal 1973 al 1989, il proprio impegno per il sapere, affinché la cultura fosse “ bene a portata di mano “, operando una didattica attivistica tale che comprendesse anche il “saper fare operativo”, per cui l'apprendimento concettuale fosse tale in quanto espressione prattognosica, sintesi della interiorizzazione e dell'esperienza, non mero nozionismo, ma conoscenza dinamica che passa attraverso lo spirito, la mente, il cuore, i sensi e le MANI. L'INCONDIZIONATA E TOTALE PASSIONE PER LA SCULTURA VERA E PROPRIA risale alla fine degli anni ottanta; nel 1995 ha frequentato a Modena lo scultore Azeglio Babini cui deve l'approccio al “tutto tondo” . Dal 1997 ha inoltre frequentato lo Studio del Maestro Lorenzo Garaventa in Genova seguendo un percorso formativo sulle tecniche specifiche curato dallo scultore prof. Maria Luisa Caprile. Dal febbraio dello stesso anno inizia la collaborazione con lo Studio in Pietrasanta per la realizzazione delle opere di grandi dimensioni. TAPPE FORMATIVE SPECIFICHE Alla fine degli anni 80 aveva iniziato con la semplice manipolazione della creta producendo in terracotta bassorilievi successivamente decorati anche a secondo e terzo fuoco . E' poi passata a realizzazioni a tutto tondo in terracotta, resina e gesso patinati . Dal 1995 ad oggi ha realizzato bassorilievi, altorilievi e figure a tutto tondo in bronzo tramite fusione “a cera persa”. Dal 1997 ha iniziato la scultura in marmo bianco di Carrara realizzando bassorilievi ed opere a tutto tondo . Parallelamente ha scolpito su pietra serena opere a bassorilievo pittorico con utilizzo di pigmenti cromatici opportunamente trattati per la resistenza all'usura anche di agenti esterni . Ha sperimentato la scultura su pietra anche utilizzando sassi di fiume per la realizzazione di opere cui gli stessi fossero culturalmente pertinenti. Continua la sua ricerca con passione , tesa ad esprimere il proprio sentire.
Critica
PAROLE DI CRITICO
“Giovanna Barozzi, scultore (ma anche dottore in lettere, sociologo, storico, critico d'arte) è artista colta e poliedrica, ella interpreta la scultura in una dimensione che, volta a volta, è storica, religiosa, psicologica. Un suo ciclo è dedicato a Dante (e qui spicca l'interpretazione originale della “Candida Rosa”). Un altro riguarda Matilde di Canossa, di cui ella è splendida esegeta. L' “Omaggio alla Tetide” risale a mitologiche immagini ancestrali. E' tutto un riflusso di simbolismi ora arcani ora patenti. La forza del simbolo - dapprima appena velato- esce allo scoperto; e ci si interroga se ciò che risalta agli occhi non sia che un inganno. Sotto deve nascondersi un “significato” che punge, che ferisce, che magari atterrisce. E si rimane ancor più interdetti. Credo che si scontrino, nell'artista, almeno due spinte. La prima è una sensibilità estrema o, meglio, una sensitività quasi magnetica, vorrei dire magica. La seconda è una cultura mediterranea classica, che va dalla captazione del mito greco ai recessi della antica religiosità cristiana. Non si spiegherebbe, altrimenti, la propensione verso la trasformazione della figura (anche e soprattutto femminile) in “EIDOLON”: in qualcosa di primordiale, di ancestrale, che si volge alla meditazione filosofica alle soglie del rito propiziatorio. Ma qui occorrerebbe risalire ancora più indietro: alle sculture primigenie di Uhr o di Babilonia, cioè agli albori della civiltà occidentale. Che cosa può unire momenti così diversi, come la ricerca di una bellezza proto-classica e la durezza espressiva del Romanico? Si volge lo sguardo, come sopra detto, interdetti, da una scultura all'altra e magari si arriva al recente ciclo su Matilde di Canossa, che ha impegnato Giovanna Barozzi sia sul piano artistico che su quello della ricerca storica sulla base della sua specifica formazione culturale. Eccola, la Grande Contessa, che schiude il melograno e dona i suoi beni alla Chiesa. Forse assomiglia al cupo bronzetto della “Mortificazione” che con gli occhi sbarrati pare restringersi psichicamente in se stesso? E come staccare queste impressioni da quelle della “Perla dei boschi”, in cui natura e anima si fondono quasi tragicamente? “La bella” ci guarda fisso negli occhi come una Sfinge (o una Medea): tutto ribolle e schiuma. Il dualismo si ripete continuamente; la “contaminatio” emerge ad ogni opera. Ma forse siamo noi che, invitati ad interpretare, travisiamo continuamente i significati lasciandoci trasportare in un viluppo di fantastiche correlazioni? Allora - mi parrebbe di poter dire - sta qui il fascino della scultrice mantovana. Sta proprio in quello spingerci, sempre e dovunque, verso un' ”altra” idea della forma. Non a caso il bronzo pare sgretolarsi nelle mille crepe, e quasi espandersi come una lava. Lucido e opaco, materia o non materia, figura o grumo, angelo o demone, “candida rosa” o contorta “Barbara” (ove in quest'ultima il tema femminile tende all'estrinsecazione della pura bellezza ma in cui sapienza e sensibilità si fondono), veristica “Pietas” o arcaica “Cotidie”, lampo di bellezza perduta o segno amaro del tempo: tutto si mescola e s'accende; un brivido percorre chi cerca l'unità nel caos
Ma l'ARTE è così: ci par di toccarla, e sfugge continuamente. Si nasconde; e noi disperatamente la inseguiamo. Alla fine, da Giovanna Barozzi, risalta la sua straordinaria capacità di coniugare linguaggi e tematiche diversi, come in fondo esige il nostro tempo, con una sensibilità plastica sorretta da un “plafond” culturale che emerge con rigogliosa forza vitale."
(Estratto da recensioni critiche di PAOLO RIZZI - novembre 2002).
BREVI STRALCI DALLA RASSEGNA CRITICA.
“Di formazione umanistica, con la passione vera e propria della scultura”(V.Montanari), “il suo linguaggio si mantiene latamente figurativo, si muove all'interno di una fitta rete di riferimenti culturali
volta a volta, anche a seconda dei materiali, allude al romanico, accoglie fluidità liberty; ora adotta soluzioni di grande semplificazione formale, ora si propone finalità più naturalistiche, a volte ricorrendo a una modellazione alla Medardo Rosso
”(Stefano Fugazza, direttore della Galleria d'Arte Moderna “Ricci-Oddi” di Piacenza)”. “Ha realizzato un consistente taccuino cronologico di opere,
perfino un sorprendente confronto con due artisti lontani nelle radici, Morandi e Giacometti
con le sue singolari parentele con la metafisica che sottrae, astrae, depura, per arrivare a toccare in fondo l'essenza delle cose” (A.Pasolino), “
lontana dalla retorica e umanamente quotidiana
” (G.Falossi). “ Luminosità di marmi bianchi di Carrara e fusioni in bronzo che rappresentano la ricerca spirituale della materia, le emozioni scultoree di Giovanna Barozzi sono sensazioni forti
è una scultura vibrante, ricca di stimoli emozionali
segnata da successi poiché è ricca della forza dell'amore, dove regnano poesia e leggenda con suggestioni di memoria” (R.N.Gerevini). “ C'è nelle sue opere una inquieta e spesso sofferta tensione espressiva sempre attenta ed emozionata di fronte al senso di una potente e sublime sacralità della vita che dà senso e guida al destino dell'umanità”(E.Concarotti). “La sua intima esigenza, che si riscontra nelle opere, è il voler, e saper, realizzare un tipo di fugurazione che faccia intravedere i diversi stati d'animo, latenti, espressi, concettuali, dei quali riesce ad esprimere, nei diversi materiali adoperati, il tormento e la gioia esistenziale.
Realizza in tal modo poliedriche impressioni che validamente, sotto il profilo estetico ed operativo, materializzano gli stati d'animo, diversificandone le sensazioni per l'angolo di osservazione che si ottiene seguendo la rotazione delle sue opere; in tal modo si possono cogliere reconditi ed inusitati aspetti. La sintesi figurale cui è pervenuta, per le consolidate e riconosciute esperienze, le permette di coagulare e racchiudere l'essenzialità del messaggio che, con convinta volitività, trasmette ed “eterna” nelle sue opere”(Vito Cracas). “C'è una suggestione particolare nelle opere della scultrice Giovanna Barozzi che germina anche da un atteggiamento di rispetto, quasi di tenerezza verso la materia che plasma con le sue mani. Lei stessa, questa artista ispirata da una profonda e vasta cultura umanistica, ha confessato con pudore il suo riguardo perfino verso il bianco marmo di Carrara dal quale ricava i suoi essenziali bassorilievi. Dunque anche tecnicamente una vocazione alla “morbidezza” vigorosa dove, se occorre, viene utilizzato pure lo spigolo di una pietra tagliata o di un bronzo fuso “a cera persa”, pur di esprimere a tutto tondo la drammaticità di un volto o di un movimento. Esemplare in questo senso anche “il Volto di Gesù” entrato nella collezione del Centro Turistico Sociale “Dolomiti Pio X” di Borca di Cadore,
un dolcissimo e struggente viso di Cristo
Altra nota di apprezzamento è la capacità di Giovanna Barozzi di usare l'arte come veicolo verso il "sublime". Ma con l'umiltà e quindi la credibilità dell'artista maturo, non solo nello stile dell'esecuzione ma -prima ancora- nello spirito creativo del cuore e della mente. Mediare con l'opera di scultura gli affanni e le gioie del cuore umano con la tensione al buono e al bello, esige un animo ricco di emozioni, di pensieri e di fede ben prima dello stesso abile scalpello
Giovanna Barozzi è soprattutto questo: una raffinata comunicatrice di cultura , di affetti, esperienza, sogno. Smagata quanto basta a rappresentare il dolore, la contraddizione, l'incertezza, ma illuminata contemporaneamente pure da una Fede che dona alle sue opere anche tanta luce. Una fulgida Luce redentiva”(Mons. Paolo Salvadagi -Rettore del Pontificio Seminario Minore Romano).

