Sculture
Biografia
Giampaolo Osele è nato a Trento il 10 aprile 1954. Vive e lavora sull'Altopiano di Lavarone ( Trento ) dove esercita anche la libera professione di architetto. Dopo gli studi tecnici a Trento, la frequentazione di Venezia per gli studi universitari gli permette di conoscere ed appassionarsi all'arte contemporanea, frequentando molte edizioni della BIENNALE, musei e mostre nelle numerose gallerie della città lagunare. Frequenta corsi di disegno e di incisione. Dopo varie esperienze con mostre di dipinti ad olio di tipo figurativo e di paesaggio sperimenta varie tecniche avvicinandosi sempre più all'uso di materiali naturali o riciclati. Nel 2001 realizza installazioni ed espone diverse opere in un bosco di Lavarone denominando l'evento "ARTE ALL'APERTO". Anche nell'anno 2002 ripropone l'esposizione nel bosco ricevendo unanimi consensi di pubblico e di critica. Nell'anno 2003 dopo una personale nel centro storico di Trento intitolata "IMPERMANENZE" ripropone "ARTE ALL' APERTO" invitando altri artisti ad esporre nel bosco di sua proprietà. Nell'autunno 2003 partecipa a "SCONFINART" la prima fiera d'arte contemporanea del Trentino Alto Adige ed aderisce al manifesto del gruppo d'artisti promotori di SconfinArt. Nel mese di dicembre 2003 con altri artisti di SconfinArt partecipa ad "IMMAGINA" di Reggio Emilia. Indirizzo: Via Lenzi, 6 - 38040 LAVARONE (Trento) Tel. e fax 0464 783595 - Cell. 340 8588052
Critica
Ha detto di lui il critico d'arte prof. Mario Cossali membro del Consiglio d'Amministrazione del MART:
" ma la vera sorpresa per me sono state le sculture di GIAMPAOLO OSELE, totem di un legame ancestrale con l'ambiente degli Altopiani, visioni di un misterioso collegamento con l'anima più segreta ed originale, nella sua diversità, di un territorio che ha conservato la bellezza ed il suo racconto nello scrigno di pochi, ormai intatto. "
GIANPAOLO OSELE a Milano, a cura della dott.sa Maria Antonietta Zancan.
Strani scherzi gioca la vita! Quando tutto va bene, si abbatte una sciagura, che, se non ci elimina dal gioco, ci tempra come il fuoco col ferro, cui dona elasticità e brillantezza, aprendoci nuovi orizzonti e gioie. Giampaolo Osele, molti lo conoscono, è architetto a Lavarone, ma è anche uno sportivo, un tipo poliedrico, curioso e timido, che si fa loquace solo se riconosce negli altri una disponibilità e sintonia col suo mondo. Parla con entusiasmo degli sports che lo legano alle sue origini montanare, (è istruttore di sci e di parapendio), ma anche, di quelli legati, dagli anni di studio a Venezia forse, alla mutevolezza del mare e dei venti, (è skipper e sub), parla dell'architettura d'oggi e dell'archeologia preistorica nei suoi boschi. La passione per la natura, i boschi, il legno lo spinge a evidenziarne la bellezza nascosta. Negli sports amava cimentarsi con gli ambienti più diversi, la neve, le profondità del mare, le correnti e i venti in quota e quelli sul pelo dell'acqua, finchè un terribile incidente stradale cinque mesi fa ha rischiato di annientarlo. Ora, di nuovo in piedi, miracolato- sostiene- ha accettato con entusiasmo un'altra bella sfida, l'invito ad esporre (fino al 17 dicembre) nella galleria S.Barnaba a Milano, alle spalle del Tribunale, nel cuore antico della città, stretto tra due belle chiese di mattoni del 400 preBramantesche, S.Pietro in Gessate, ricca di affreschi di Butinone, Zenale e Montorfano, e S.Maria della Pace. La mostra di sculture lignee astratte, grandi e piccole, da interni, è una bella prova, colpisce, incuriosisce che nella sua raffinatezza celi una certa familiarità con l'arte negra, primitiva, aborigena. Chissà quanti indaffarati avvocati e tormentati clienti distrarrà dai loro pensieri per un attimo di contemplazione! Ci sono quadri polimaterici a rilievo, pietre rosse di confine erose da coriandoli di simboli preistorici, tra Klee e Capogrossi, totem sottili, flessuosi, virtuosisticamente seghettati da ogni lato (fino a 415 tagli in due metri!) e dipinti a fuoco. Ricordano con leggerezza scudi africani, ali d'angeli caduti, valve di ostriche giganti. La materia è ready- made, trovata, nella natura, sambuchi smidollati, clematis invasive, tronchi secchi; poche le aggiunte artificiali, resine, colori, oro a fingere semi e tumori del faggio. Osele rispetta, asseconda, non forza le caratteristiche naturali, rida loro vita e forma mentre riscopre le svalutate potenzialità percorrendo a ritroso la storia dell'uomo fino ai primitivi, ad esse più attenti di noi. Perciò segni elementari, scaglie triangolari puntate a mò di carapaci, labirinti di linee come meandri di vasi preistorici, file di punti come percorsi di processionarie, semi ovoidali intrappolati nel sambuco blu alla Klein o Kapoor, riportano all'osservazione ingenua della natura. Osele nel 2001 iniziò ”Arte all'aperto” nel bosco di Casare a Lavarone, giusto per ampie installazioni e alti, monumentali Totem, innestati persino di scorie di fusione preistoriche, ora i suoi legni scolpiti e ondeggianti potrebbero sembrare progetti di grattacieli dell'ultima tendenza dell'architettura moderna.

