Sculture
Biografia
Nato a S. Nicola Manfredi (BN) il primo aprile 1945 di professione ferroviere, da oltre trent'anni dedica il suo tempo libero con passione alla realizzazione di sculture in legno. Realizzazioni che nascono dall'esigenza di materializzare il proprio sentire, vengono, infatti, ricordati i problemi che affliggono la società e sono ricorrenti il desiderio e la speranza di un mondo migliore.
La sua è una maturazione che avviene gradualmente negli anni, si passa da piccoli lavori di artigianato a lavori di alto contenuto artistico.
Ha vissuto per dieci anni in Toscana e ciò ha contribuito moltissimo ad alimentare il suo amore per l'arte e per tutto ciò che all'arte conduce.
Esprime la sua arte in altorilievi, bassorilievi, busti, stiacciato, ornato, e sculture a tuttotondo oltre a realizzare anche intagli su pezzi di arredamento a cui trasmette tutta la sua passione con tecniche proprie.
E' innata in lui la passione per l'arte, ogni conquista nel campo è stata raggiunta senza ingerenze esterne, convinto più che mai che a presentare l'artista debbano essere le sue opere. Vive ad Avellino.
Critica
Da alcuni anni il Maestro Iacobacci ha deciso di non esporre più le sue opere in mostre personali accontentando di tanto in tanto, per amicizia, qualche organizzatore di mostre collettive o manifestazioni artistiche in senso lato concedendo qualche opera per l'esposizione. Ci si limita pertanto, per restare attuali, a riportare degli estratti dai commenti di due quotidiani nazionali ed uno regionale in occasione dell'ultima mostra personale di sculture tenutasi alla Galleria Caracciolo del palazzo della Provincia di Avellino nel giugno 1997:
da “Roma” del 21 giugno 1997: Iacobacci, la vita dal legno.
Lavori che l'artista esegue come materializzazione del proprio sentire. “Ogni lavoro è indirizzato al bene - afferma Iacobacci - ecco perché in molte opere ho preferito fermare dei momenti che per me rappresentano dei sentimenti: l'amore, la carità, la solidarietà. Sono stato attento poi anche a non sottovalutare quelli che sono dei veri e propri temi sociali: la solitudine, il conflitto generazionale, il superamento dell' odio razziale. Ma non ho tralasciato neanche problemi che ci riguardano più da vicino come quello della ricostruzione post-sismica. Ho voluto poi riproporre anche alcuni dei monumenti più importanti della città di Avellino
.” .
Attraverso altorilievi, bassorilievi e figure a tutto tondo Iacobacci realizza delle vere e proprie opere d'arte alle quali trasmette tutta la sua passione con tecniche proprie, essendo autodidatta. Nel corso degli anni, infatti, la sua mano si è andata sempre più affinando, raggiungendo livelli artistici veramente pregevoli.
Schivo, poco incline alla eccessiva pubblicità, Iacobacci preferisce che a parlare di sé siano le sue opere. Ad Avellino lo hanno conosciuto di recente, quando al Centro Storico si è tenuto “Incontro con l'Irpinia” nel '95. Ha poi vinto una coppa al 2°Premio Città di Avellino su segnalazione della giuria, ha partecipato qualche anno fa alla mostra “Arte e Artigianato” di Santa Paolina ed a moltissime altre mostre ed esposizioni.
Per tanti anni ha lasciato che pochi conoscessero le sue doti artistiche, convinto che i suoi lavori in legno fossero sue creature e di nessun altro. In ogni pezzo di legno lavorato c'era un po' di se stesso trasmesso alla figura, e lasciar andar via un pezzo sarebbe stato come perdere parte di sé.
Essenziali anche gli strumenti di lavoro: scalpello, martello, carta vetrata, mordente per scurire il legno e sostanze lucidanti. Il resto è affidato alle sue mani e alla sua creatività. “Quando ho un pezzo di legno tra le mani, riesco già a ad intravedere la figura che vi è nascosta all' interno. Io la tiro solo fuori” ammette l'artista con semplicità.
In realtà gli altorilievi di cui Iacobacci è un maestro, sono dei soggetti che sembrano proprio uscire fuori dal legno, come a staccarsene. Profondi otto centimetri vengono realizzati usando legni pregiati quali noce e mogano. A volte, però, lo scultore è riuscito a riutilizzare anche vecchi solai in legno tirandone fuori delle figure. Si è poi dedicato all' intaglio trasformando un vecchio tavolino in una scacchiera e realizzando tutti i pezzi del gioco come delle miniature in legno.
Ogni opera è frutto di diversi mesi di lavoro. Ad esempio una scultura di m. 1,30 x cm 60 rappresentante la danza dei puttini è costata 6 mesi di impegno. “Quando sono nel mio laboratorio il tempo passa senza che me ne accorga - dichiara Iacobacci - sono lì magari da 5 o 6 ore e mi sembra che siano trascorsi solo pochi minuti”.
A credere nelle sue doti c'è la famiglia
..Ma nella sua casa c'è anche la sua sala espositiva, fanno bella mostra di sé anche un mezzo busto di G. Garibaldi, uno di E. De Filippo e
..E quasi tutte le opere realizzate dallo scultore
.saranno esposte nella Galleria di Palazzo Cracciolo per regalare momenti di artisticità e di riflessione a visitatori. Opere che sarà difficile dimenticare presto, ma che rimarranno nel cuore.
Da “Il Mattino” del 22 giugno 1997: In mostra passione e arte di Iacobacci. Una passione ma anche e soprattutto un'esigenza, quella di materializzare il proprio sentire che Gerardo Iacobacci con il legno, magnificamente esterna. Le opere del “sannita irpino” (
) potranno essere ammirate da lunedì a venerdi in una sala di Palazzo Caracciolo. Lavori che ricordano i problemi che affligono la società dove sono ricorrenti il desiderio e la speranza di un mondo migliore.
Una maturazione artistica avvenuta gradatamente negli anni, come mostrano le opere; dove si passa da piccoli lavori di artigianato a lavori di alto contenuto artistico.
L'artista ha vissuto per dieci anni in Toscana e quella terra ha, inevitabilmente contribuito ad alimentare il suo amore per l'arte e per tutto ciò che a questa conduce. Arte espressa magnificamente attraverso bassorilievi e altorilievi, sculture a tutto tondo a cui trasmette tutta la sua passione con tecniche proprie, essendo un autodidatta. E ciò non è stato un limite anzi, un forte stimolo che non gli ha impedito di raggiungere ogni conquista senza alcuna ingerenza esterna
..
Da “Ottopagine” del 25 giugno 1997: Lacrime di legno. “ La notte che tu vedi in si dolci atti dormir / fu da un angelo scolpita in questo sasso / e perché dorme, ha vita. Destala se non il credi e parleratti”. In questa di un anonimo petrarchista è forse contenuto il segreto dell'arte di Gerardo Iacobacci. L'ha profondamente intuito l'autore stesso inserendola nel catalogo di presentazione della sua mostra di sculture lignee che è stata inaugurata
.
In Iacobacci la scultura assume il suo valore più istintivo e primitivo di modificare col lavoro manuale una materia altrimenti dura ed inerte, in questo caso il legno, per calarvi dentro non solo una forma ma anche un'idea. Egli attinge, in questo processo creativo, al suo vissuto, alla sua visione del mondo e ne ritrae immagini ora dolenti, ora pietose, ora prorompenti di gioia di vita. Tutte però sorprendenti per l'energia plastica e per il vivace naturalismo. Nei suoi nudi ( e questo però un tema poco percorso) permane un carattere di sensualità quasi che il gusto dell'intagliare sia ancora legato alla percezione tattile. Così le due Grazie conservano certe rotondità delle Veneri Steatopigiche, dai fianchi prosperosi, dai seni ritti, dalle cosce voluminose. Una esuberanza plastica che quasi libera la figura dalla prigionia del legno, ma anche un preciso accordo tra forma e materia. Il protagonista assoluto rimane il legno. E' il caso del bellissimo volto di Cristo (ora nella Chiesa S. Maria delle Grazie in Avellino n.d.r.) in cui le naturali funzioni del legno e le venature rossastre conferiscono all'immagine sofferente ma pacata del Redentore una sua contenuta ma vibrante drammaticità. L'uomo si trasfigura nella divinità e l'idea stessa del divino si umanizza. Plasticismo prorompente anche nelle immagini dei cavalli scalpitanti. L'alto rilievo vince la veduta frontale, dal predominio della lineaa retta si passa all'effetto del forte rilievo, che isola le figure nello spazio e nello stesso tempo le unisce attraverso uno straordinario ritmo compositivo.
Iacobacci ha saputo fondere l'euritmia con il suo spontaneo prorompente naturalismo, ma la sua caratteristica distintiva è il pathos drammatico che egli conferisce alle sue figure di vecchi piangenti e dimenticati. Qui emerge tutto intero il sentimento tragico della vita e il senso di solidarietà che egli vuole trasmettere attraverso quelle mani che si cercano e si riannodano quasi a stabilire, tra vecchio e bambino, un legame, una volta forte, che la civiltà dei consumi ha reciso.
Uno stile, ora commosso, ora agitato, che non soccombe al virtuosismo della tecnica, ma nel quale purezza di linea e ricchezza di messaggio si fondono in una sintesi sempre perfetta.

