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Sculture




Biografia

Nato nel 1949 a Como, insegnante di arti figurative, ha iniziato la sua attività di scultore e ceramista nel 1977, dopo anni di ricerche e studi nel campo della ceramica, svoltisi in California ed in Germania presso la scuola di Gustav Weiss a Berlino.

Li ha affinato le sue conoscenze tecniche delle terre, degli smalti e dei vari tipi di cotture, in modo particolare della tecnica Raku e delle cotture con terre ad alte temperature.

Predilige lavorare con terre refrattarie e gres da lui stesso preparate e ciò vale anche per gli smalti usati per le sue opere.

Nei suoi lavori, oltre alla leggerezza fisica, data proprio dagli speciali impasti usati, vi è l'esasperazione della materia e delle sue possibilità, sia per ciò che riguarda la forma che il colore, a ciò si aggiunge la ricerca evocativa di culture passate, presenti e futuribili, come un rimarcare l'unicità di uno spazio-tempo circolare al di fuori di precisi limiti.

Alla ceramica alterna sculture in bronzo nelle quali si accentua l'abile mano dell'artista nelle finiture a cesello


Critica

"Tra Icari e Vasi di Pandora"
Critica di Roberto Locatelli per la Mostra personale del 1995

L'affascinante, ma ambiguo, titolo sembrerebbe da solo una buona chiave di lettura dell'opera scultorea di Franco Discacciati.
Le figure alate potrebbero venire considerate come moderni Icari che volano verso soli di altre galassie. E i vasi aperti, irti, sbrecciati, ma si, sono quelli mitici da cui sono usciti tutti i mali del mondo. Troppo facile e troppo semplice...... Più complessa, più controversa e apparentemente contraddittoria è l'opera di questo artista.

Insegnante di arti figurative, con grande propensione all'ellenismo ed ai suoi canoni estetici; profondo conoscitore ed estimatore della civiltà egizia e delle sue manifestazioni artistiche; affascinato dallo strano, dal diverso, dalla bellezza dell'orrido e dalla mostruosità del bello; combattuto come intellettuale e uomo di questo tempo, tra amore e morte, tra frenetica attività e completa atarassia, tra antico e modernissimo, tra concreta realtà e sogno impossibile; tutto questo è nell'arte e nella poetica di Franco Discacciati.

L'abilità e la capacità sono ben evidenti nelle sue opere e ne costituiscono una parte fondamentale. La creatività, il genio, liberi, volano come Icari verso soli diversi, ma aprono anche quei vasi di Pandora colmi di cultura e di contraddizione.

Nascono i vasi, che mai porteranno acque, con la stessa tecnica usata dall'uomo primitivo ignaro della ruota. Bisogno di ricominciare dalle radici, dal lontano inizio. Nascono sofferti, lentamente, armati a protezione della loro fragilità, grigi e monocromi finché la fiamma non dà alla terra sinistri bagliori di metallo, magiche iridescenze e medioevali alchimie. Sculture solo incidentalmente a forma di vaso, colmi di echi di passate culture.

Nascono i guerrieri con ali, che li porteranno nel volo sia pur fallace della speranza, come Icari legati alla terra di cui, prima del bronzo, erano fatti. I corpi da Apollo del Belvedere, sono coperti da loriche, da carapaci ossei o metallici, da aculei per proteggerne la bellezza o per esasperarla. I volti si disfano, si moltiplicano, si divaricano, si celano e si offrono, ma soprattutto nascondono quello vero.

Gli Icari di queste sculture, quasi martiri asimoviani di una fantascienza remota o guerrieri di un medioevo postmoderno, racchiudono in sé il tormento e i mali del mondo, questi sì......, vasi di Pandora ancora chiusi. E il sesso esibito è un diversivo, un falso scopo nella guerra delle contraddizioni che si agitano nella figura.

Le citazioni si accavallano in queste sculture, si sommano, si contraddicono, sono omaggi e sono sberleffi. Michelangelo e la pop art, Karnak e Los Angeles, Laocoonte e Flash Gordon. Sono figure ed insieme opere astratte, come astratto dai mali del mondo, dalle miserie umane deve essere il pensiero dell'artista.

Sono sculture e sono gli specchi del nostro quotidiano più celato, delle nsotre paure ataviche; sono i riflessi dei nostri petti squarciati dalle lame, trafitti dagli aculei delle nostre quotidiane angosce, sono perifrasi di difesa e di protezione di ciò che di più intimo e sacro c'è in noi

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