Sculture
Biografia
Flavio Lucchini frequenta la facoltà di Architettura di Venezia e il Politecnico di Milano negli anni 46-50 e in seguito l''Accademia di Brera.
Dopo il Concorso, viene assunto come insegnante di ruolo di disegno nelle scuole medie.
Dal 1950 si occupa di grafica, progetta pubblicazioni aziendali per Nestlé'e Singer.
Nel 1961 progetta Amica per il Corriere della Sera e ne é nominato Direttore Responsabile Artistico. Dal 1966 al 1979 diventa Art Director di tutti i periodici della Condé Nast Italia, Vogue e i nuovi progetti (L'Uomo Vogue, Casa Vogue, Vogue Bambini, Lei-Glamour ecc)
Nel 1967 fonda con Giancarlo Iliprandi, Horst Blachian, Pino Tovaglia e Till Neuburg l'Art Directors Club di Milano.
Nel 1979 torna al Corriere della Sera come socio d'pera e crea la casa editrice Edimoda per pubblicazioni di alto target moda .
Crea Donna, Mondo Uomo, Moda e altre testate. Negli stessi anni apre Superstudio, centro di creazione e servizi per l'immagine.
Nel 1990 apre il suo atelier di scultura.
Nel 2000 apre Superstudio Più, grande centro espositivo per arte, moda, design e vi trasferisce il suo atelier e l'archivio delle sue opere.
Critica
Quel che resta della moda:
le tracce profonde, l'essenza.
Flavio Lucchini, dopo aver intuito il potenziale culturale della moda, aver sperimentato e insegnato un modo nuovo di guardarla, di inventarla, di proporla e percepirla, ora mette la sua sensibilità al servizio della ricerca di quanto resta inespresso.
Una lucida visione al negativo, quel che rimane della rappresentazione, di tanta azione per apparire e consolidare un'identità.
Le suggestioni di un'esperienza personale tradotte in sculture sovradimensionate, opere imperative come totem o criptiche e segrete, preziose, chiuse come scrigni inespugnabili.
Una ricerca sottile, un lavoro di archeologia emotiva e concettuale che, pur esprimendosi attraverso geometrie e materiali, racconta l'invisibile. Inseguendo il drappeggio o una piega, esasperando la puntigliosità di una cucitura, di una rouche, costringendola alla perentorietà dell'acciaio, del gesso, della vetroresina, della ghisa, del legno.
Sovvertendo la logica e imprimendo stabilità a quanto c'e' di più caduco: un abito, metafora del luogo del corpo. Ed è attraverso le assenze, rese visibili e imponenti, plastiche, che la forza evocativa si esprime.
Lo spazio sembra acquistare valore, insieme a un'idea di immobilità che ha qualcosa di rappacificante e definitivo.
Renata Molho, opinionista Sole 24ore, Vogue, L'Uomo Vogue.

