Sculture
Biografia
Nasce nel 1968 a Verona.
Formatasi negli anni ottanta, quando dominanti in Italia sono i terminali dei percorsi concettuali, fin dagli esordi si dimostra puntuale interprete di alcune delle tendenze in atto.
Diplomata all'Accademia di Bologna, in cui ha frequentato il corso di Concetto Pozzati, all'inizio del 1990, quando sta terminando il suo curriculum formativo,vive due esperienze distinte: da un lato la conoscenza delle poetiche e dei processi operativi degli artisti della cosiddetta "Nuova Scuola Romana", mentre si trova a Roma per la preparazione della tesi; dall'altro la collaborazione con lo scultore veronese Igino Legnaghi con il quale la giovane fara' un esperienza legata all'impiego dei metalli e all'uso di certa tecnologia meccanico-industriale.
Fin dalle prime opere di scultura, databili all'inizio degli anni novanta, Lazzarini punta a strutture semplificate, senza compiacenze; le forme di Lazzarini "delegano la propria severa eleganza" annota Luca Massimo Barbero (1992), "agli statici dinamismi che l'artista impone": strutture lineari in instabile equilibrio definiscono ad un tempo il rigore e la trasgressione.
Sul finire degli anni novanta, la scultrice ottiene la nomina di assistente alla cattedra di scultura all'Accademia di Brera e apre il Duemila con un nuovo ciclo di lavoro che richiede un utilizzo di materiali sintetici che riflettono, dice l'autrice, "alcune necessità piu' direttamente legate ai valori lirici che soddisfano le nostre tendenze di regressione e la nostra necessita' di provare stupore e meraviglia nel guardare la realtà".
Critica
"...Donata Lazzarini, che nel decennio appena trascorso ha registrato risultati notevoli, per qualità e intelligente serietà di impostazione, anche progettuale, del suo lavora. Con il coraggio, tra il 2000 e il 2001, di un cambiamento di indirizzo, che non è il semplice segno di un'insoddisfazione, .né tantomeno di una negazione di quanto fatto in precedenza. E che d'altronde, se non è neppure un leggero aggiustamento di rotta, nemmeno è qualcosa di totalmente altro. La fase iniziale di Donata s'era svolta sul filo di un minimalismo non compositivo, sottile, critico, complice l'esempio di Igino Legnaghi, dalla Lazzarini frequentato, e guardato. Con occhio personale, tuttavia, per cogliere lo stimolo ad un'utilizzazione del relazionismo esatto del maestro in chiave di percezione dinamica. Preservata nell'ultima stagione, quando, mutati i materiali e conseguentemente la tecnica, per immagini nuove, non piu' congegnate in equilibri lineari aperti, ma per progressive, dichiarate chiusure, a determinare una realtà piu' segreta, la processualità dell'artista e la risposta del fruitore sono rimaste estranee ad ogni rapporto statico.
Il celare di Donata presuppone infatti uno svelare."
Luciano Caramel
[estratto dal catalogo della mostra "Scultori a Verona", Officina d'Arte e Palazzo Forti, Verona, 2001]

