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Sculture




Biografia

Daniele Ruffini è nato a Roma nel 1975.

Ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma presso la cattedra del professore Michele Cossyro, laureandosi con il massimo dei voti nel luglio 2003. Nel 1999 ha collaborato alla realizzazione delle scenografie per lo spettacolo 'le  Città Invisibili' presso il teatro Spazio uno di Roma.

Ha partecipato alle seguenti mostre collettive: Premio Accademia di S. Luca 2002 Scultura, Accademia nazionale di S. Luca Roma 2002. Rassegna internazionale 'Le notti Bianche' Accademia di belle arti Roma' 2003.Mostra di scultura svolta nella 'Corte Valenti' come ultima fase del concorso nazionale idee per un monumento,  primo segnalato Garbagnate Milanese (30 ott - 7 nov ) 2004. XI premio Internazionale Massenzio Arte Roma (15 nov - 25giu ) 2004

La sua prima personale è stata presentata presso la galleria 'Centro Luigi Di Sarro' Roma  ( 8 giu-25 giu ) 2004

Suoi lavori sono conservati presso il Centro Documentazione Ricerca Artistica Contemporanea 'Luigi Di Sarro ' di Roma, hanno scritto di lui, Vania Granata, Gianluca Murasecchi.


Critica

La scultura di Daniele Ruffini focalizza la possibilità di far corrispondere ad un impianto assolutamente razionale strutture che, altrettanto geometricamente, definiscano uno spazio astratto privo di quelle coordinate che ne permetterebbero l'esistenza. in altre parole, e questo è il punto, Daniele Ruffini ricerca una sorta di Razionalità dell'Irrazzionale. Se guardiamo attentamente le sue 'composizioni' non possiamo non notare come, all'assetto matematico/logico/razionale che le compone,alcuni dettagli, minimi e rivelatori, scappino e paradossalmente rientrino, nella rigida griglia della geometria. Figure geometriche pure s'inscrivono una nell'altra intagliando nuovi solidi e differenti coordinate, piani sfugggenti - che, come ricorda l'autore, 'sembrano cadere da un momento all'altro e che miracolosamente, per l'effetto dei collanti, restano in piedi' - vivono e realizzano lo spazio di un 'equilibrio impossibile'. Il rimando al razionalismo italiano, al caratteristico interesse per lo slittamento espressivo delle masse del cosidetto 'Gruppo di Como' di Terragni; la particolare attenzione ai percorsi pitto-scultorei di Aldo Galli e ad alcune composizioni pittoriche di Carla Prina è evidente, ma Daniele Ruffini conosce a fondo la storia dell'arte e non nega di averne prediletto alcune tematiche durante i suoi studi. Parlando mi svela la sua concezione della realtà dove 'tutto è geometria da Picasso in poi', e mi cita il suo amore per la tradizione astratta dell'avanguardia russa, gli interessi rivolti al Costruttivismo e al Suprematismo, alle personalità di Tatlin, Gabo e Pevsner, poi il grandissimo Malevic. La sua rendenza ad astrarre non cede però alla tentazione radicale dell'annullamento dell'opera (il 'quadrato bianco su bianco' maleviciano); in questo percorso giocano un ruolo principe quei materiali, - marmo, ottone e ferro delle sculture; legno e gesso dei bozzetti - che Ruffini considera come definitivi. Le strutture scultoree di questo giovane artista mostrano un equilibrio visivo che tende al movimento; l'incontro attuato tra l'equilibrio formale, visivo, razionale, e lo slittamento delle stesse forme divise da piani conferisce a queste composizioni la possibilità, la sensazione, del dinamismo. Questo il regno della finzione scultorea; regno degli infiniti possibili dove composizioni di solidi secati da un piano rivelano, a un secondo attento sguardo, la propia natura similare, ma diversa. Il luogo della possibilità, della compatibilità tra incompatibili, sembra guidare la mano di Daniele Ruffini, mano ferma a dare all'impossibile la dignità di reale.

Vania Granata

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