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Sculture




Biografia

Daniele Guerrieri è nato a Castelli (TE) il 27 aprile 1944, dove si è diplomato presso l'Istituto Statale d'Arte. Dopo la maturità ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma dove si è diplomato in scultura conseguendo il massimo dei voti.

Formatosi sotto la guida di Monteleone e di Fazzini, lo scultore ha sempre affiancato all'attività didattica nei licei artistici di Roma e Teramo un'intensa e personalissima ricerca. Teso alla elaborazione di un proprio linguaggio, ha fatto della scultura un mezzo di indagine del reale, uno strumento attraverso cui scoprire le leggi misteriose e perfette delle cose.

E' la loro vita nascosta che si rivela nell'intensità espressiva delle opere monumentali, nella ricchezza fantastica, eppur rigorosissima, delle “costruzioni” degli anni settanta, nel fascino delle ultime creazioni, in cui la materia viene scoprendo i suoi ritmi più intimi e inquietanti.

Le sue opere si trovano presso le più famose collezioni private italiane e internazionali (USA, Francia, Germania) e nei più importanti musei europei ed americani.

Nella produzione artistica di Guerrieri è presente un tema dominante, che ricorre e diventa punto di riferimento in tutte le sue opere: il tema religioso. Nella sua produzione si possono individuare alcuni aspetti fondamentali: la monumentalistica (alla quale appartengono opere per ville, piazzette ed il “monumento ai caduti del mare” a Roseto degli Abruzzi) e la ritrattistica, che si impongono per la loro potenza espressiva (è il “discorso epico e celebrativo” di cui ha parlato qualche critico); le costruzioni “fantastiche” in cui il rigore geometrico si sposa con una straordinaria ricchezza costruttiva, “fantastica”, appunto; le ultime ricerche, che rappresentano peraltro un voler tornare alle prime vocazioni, quelle degli anni giovanili. In esse sono le forze intime delle cose che egli cerca di imprigionare e riprodurre.veduta di Castelli (TE)

Alla forma in questi “frammenti” si sposa una componente nuova, anche se sempre presente nella sua ricerca. La memoria fa tutt'uno con la componente pittorica, che non l'arricchisce, ma ne segna e scandisce, facendole emergere, le forze, anche quelle più intime e inquietanti...

Lo scultore vive e lavora a Roseto degli Abruzzi (TE) in Via Senarica 11

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Critica

il commento di Bruno Orlandoni sullo scultore:

Il dialogo con la natura è, da sempre, uno dei parametri fondamentali di riferimento di tutta l'arte europea. L'altro è il dialogo con la tradizione, cioè il dialogo dell'arte con la propria storia. Da Gioito e Giovanni Pisano, all'avanguardia nel Novecento, tutta l'arte occidentale si muove tra questi due estremi, veri e propri binari prefissati, e da questi binari non deragliano neppure quegli artisti - oggi la maggior parte - che pretendono di essere solo "se stessi".

Per Daniele Guerrieri dialogo con la storia dell'arte significherà allora soprattutto attenzione a Somaini o a Leoncillo. Ma cosa significherà dialogo con la natura? L'aspetto "naturale" delle terre cotte di Guerrieri è apparentemente immediato. Ma si fa presto a dire natura. Al di là della prima apparenza - assetate zolle di terra, tronchi secchi rosi dalle tempeste e levigati dal vento e dalla sabbia, farfalle multicolori esemplari superstiti di una archetipica fauna estinta emerge subito dalle terrecotte di Guerrieri una componente diversa, originale e ambigua.

Le superfici sono sempre percorse da reti uniformi e pure continuamente variate di sottili striature, come impronte digitali di un titanico pollice. Dio non ha lasciato le tracce della sua mano nelle cose, forse solo nelle nostre contorte anime. Ecco allora che queste macro impronte digitali si trasformano nella prova di un salto fuori dal mondo della natura, verso gli orizzonti della percezione e del pensiero. Come nel monumento ai caduti del mare di Roseto degli Abruzzi: un albero di nave svetta verticale verso il cielo, insieme croce di salvezza e asse del mondo. La figura di un caduto giace priva di vita. Un'altra, in una posizione di miracoloso equilibrio, si protende verso l'albero contro la cui base si frangono le onde.

Tutto è in bronzo - e si tratta di una realizzazione tecnica non indifferente - ma la base è fornita da una serie di rocce che emergono da una vasca d'acqua. L'insieme è di effetto volutamente drammatico ma l'essenzialità delle forme nasconde a mala pena un sottile gioco di rimandi e di contrasti che affonda le proprie radici e trova tutte le proprie ragioni nella prassi artistica. La patina severa del bronzo contrasta con la lucentezza dello specchio d'acqua.

Tra l'una e l'altra la superficie scabra della pietra fa da tramite e da catalizzatore, ma anche da terzo polo dialettico. La vena della pietra è sapientemente disposta blocco contro blocco: orizzontale in quello inferiore di supporto, verticale in quello superiore, quasi a guidare il gesto del martire verso l'albero della salvezza. Acqua, pietra, terra, bronzo e, naturalmente, fuoco, necessario a cuocere la terra e a fondere il metallo.

Su tutto ciò l'impronta della mano dell'artefice, non tanto "creatore" in senso metafisico quanto - come sempre nella grande scultura - costruttore, formatore in senso quanto mai fisicamente concreto.
[Bruno Orlandoni]

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