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Sculture




Biografia

Corrado Grifa nasce a San Giovanni Rotondo (FG) il 25 Febbraio 1979. Dopo varie esperienze in ambito pittorico, si forma all'Accademia di Belle Arti di Foggia - sezione di scultura - con Peppe Capasso e Roberto Rocchi, discutendo una tesi sulla necessità dell'arte nell'esistenzialismo di Alberto Giacometti. Molto importante per la sua formazione artistica è stato l'incontro con il pittore-ritrattista Antonio Ciccone, a cui molto si deve anche della sua stessa scelta di fare arte (è stato attraverso i suoi lavori se fin dall'adolescenza si è avvicinato al mondo e al pensiero artistico). Attraverso Ciccone si è resa chiara l'importanza del disegno e della pittura nella stessa scultura, ma anche la necessità di indagare sul significato di arte e soprattutto delle sue possibilità espressivo-comunicative. Da qui l'esigenza di corredare il suo personalissimo bagaglio culturale dello studio delle icone come spazio di manifestazione di qualcosa di soprasensibile, e dell'utilizzo dell'arte in ambiti diversi da quelli canonici e ortodossi: l'arteterapia. Dal 1996 numerose sono state le mostre collettive e personali che gli hanno permesso di esporre i suoi lavori - sia pittorici sia scultorei- in numerose città italiane.


Critica

Corrado Grifa: opere utili all'anima

La scultura è nel mondo delle arti plastiche, un po' come la poesia, nel mondo della letteratura. La scultura è fatta di gesti essenziali che sviluppano volumi intorno a varie materie e la poesia, in parallelo, è fatta di poche parole che volano intorno a delle immagini, e l'una e l'altra, guardano al mondo interiore non meno che a quello esteriore, senza alcun vincolo.
La scultura e la poesia sono arti libere di viaggiare anche al di là di ciò che è il mondo della comprensione concettuale, ci fanno capire “al volo” cose che normalmente non notiamo, sul quale i nostri occhi non sono passati, su forme e immagini che vediamo solo nei sogni, di sfuggita, quando ruotiamo la testa velocemente e cogliamo aspetti inusuali del mondo che si apre intorno a noi. Nel momento in cui pur “immaginando” non sappiamo rappresentare, con sorpresa e incanto, possiamo ritrovare questo “immaginario” in una scultura e in una poesia più che in qualsiasi altra arte.
Perché ora, in questa occasione, associo queste due “arti” così diverse? Poiché parlo di uno scultore che nelle sue opere chiude, sigilla, condensa ed esprime un gesto artistico che accoglie la suggestione della poesia nel modus (nella forma dell'opera). La poesia diventa scultura e la scultura una poesia per gli occhi.
Nella contemporaneità è molto difficile trovare “arte” nel vero senso. Incontrare autentiche opere d'arte, che pur volando lontano dalle forme tradizionali dell'arte figurativa, siano in grado di lasciarci un “sapore”, una “sensazione”, una piccola “emozione” che ci faccia “viaggiare” anche per un istante, nei mondi paralleli all'anima razionale, quelli che vediamo solo nei sogni e a sprazzi in momenti di presenza. Mondi paralleli alla nostra vita ripetitiva, scandita da oggetti di consumo immediato, circondata da “persuasori” che ci allontanano inesorabilmente da noi stessi, tal quale vorremmo essere senza condizionamenti.
Ecco perché le sculture di Corrado Grifa mi colpiscono, per via del loro gesto diretto, quasi naturale, che mi mette in una condizione di guardare in maniera nuova, questo stesso mondo che spesso attraverso senza prestare particolare attenzione. Il mondo delle “materie” plastiche, delle forme archetipiche del cerchio e del triangolo, del quadrato e del rettangolo, la spirale ascendente e discendente, la linea, la curva, il concavo il convesso, lo scuro e il chiaro… poiché anche la luce è una delle materie dello scultore.
Corrado Grifa infatti lavora con la luce, con il supporto della luce che è l'aria e con la luce inumidita poiché avvolta di ossigeno e idrogeno che è l'acqua. Così le sue sculture sono forme erose dall'acqua e dal vento, colpite da raggi incidenti, frontali, riflessi. Un mondo che in certe opere è luminoso di iridescenze, in altre opere è luce assorbita, con vuoti che diventano parte della forma, come il vaso e il suo interno, come il cerchio e ciò che contiene, come una forma e tutto intero il suo contorno.
Come facevano gli antichi maestri dell'arte della scultura egiziana, ad esempio, ritrovo nelle forme delle opere di Corrado Grifa il rispetto della materia, della pietra, del legno e del metallo. Opere che in alcuni esempi sono di co-creazione con la natura, che, maestra di bellezza “senza scopo”, si lascia guardare e non guardare in relazione alla pienezza del nostro sguardo, alla consapevolezza che abbiamo di noi stessi, in quanto parte della Grande Opera. Così apprezzo l'olivo e i suoi tortuosi anni “interiori”, come fosse materia di coscienza, quei tronchi e quelle radici sofferte. Allo stesso modo il marmo levigato da cascate di mani, le stesse mani che ripetono il gesto formativo migliaia e migliaia di volte. Marmi erosi da folate di mani che soffiano via la polvere e lasciano affiorare le forme sottostanti alla pietra grezza.
Marmi e legni interclusi da metallo, legni combinati ad altri legni, marmi nudi, metalli nudi, legno nudo. Queste sono le combinazioni essenziali della materia pesante, quella di partenza, estratta dalle cave, dal ventre della terra, radici tolte all'albero paziente che le ha estese fra terra e roccia, rami effusi verso il sole e lo spazio sorretto dall'aria. Ecco i materiali pronti per l'opera dell'artista. Corrado Grifa come cercatore della materia prima, frutto di escursioni, di lunghe passeggiate, di ritrovamenti occasionali, di dialogo con artigiani fabbri e falegnami, venditori di legni, pietre e metalli, cavatori, contadini. Mai materia estorta con violenza, con ipocrisia, ma con gesto consapevole, attento quasi un gesto sacro di rispetto per la materia prima, dei luoghi dove si trova, nel modo in cui si estrae e anche rispetto per i protagonisti della lavorazione delle materie grezze, il popolo degli artigiani, che nascondono ancora oggi saggezza più di quanto il loro aspetto polveroso e umile lasci intendere a chi dell'esteriorità fa purtroppo bandiera di vita.
Corrado Grifa genera le forme estraendole dalla materia ma rispettandone la natura, lasciando che la forma affiori, per quanto la sensibilità personale e la comprensione intima della materia lo consenta, attraverso il gesto dello scultore, che è simile al sasso che cade da un'altezza su un altro sasso, all'acqua di cascata che si abbatte su roccia, all'acqua vigorosa di ruscello che leviga e spurga, di fiume che in pianura sedimenta, alle onde ripetute ma mai uguali del mare sugli scogli, delle correnti che incrostano, al vento che sibila e leviga, che frammenta…
L'intervento di Corrado Grifa sulla materia si accompagna per completare il gesto di creazione all'uso della luce, così com'è nella tradizione delle arti plastiche. La suggestione estetica data dalla luce in un certo senso è la completezza dell'opera, è il modo fondamentale in cui l'opera ci raggiunge e ci tocca. La luce ci consente di guardare le forme “nuove” della creazione artistica e di ricostruire le forme “antiche” del gesto di creazione originaria. Ci consente la percezione ed è il veicolo che conduce al godimento estetico e quindi al sorgere dell'emozione che diventa la traccia di quell'istante di quando eravamo “lì”. Ecco che l'opera di Corrado Grifa ci lascia una traccia proprio dall'attenzione che lo scultore pone alla luce, al modo in cui noi percepiremo il frutto della sua creazione.
La luce attinge la sua permanenza sul vuoto. Senza il vuoto che sostiene, la forma non potrebbe mai apparire. Uno spazio prima che forma o colore, o assenza di forma e colore, è uno spazio vuoto. Corrado Grifa nelle sue sculture ci segnala il vuoto. Le sculture lo inglobano e lo rendono percepibile così lo spazio dell'azione dell'arte diventa un pieno e un vuoto che si susseguono, si assommano, si scindono e si rendono distinti. La distinzione è rafforzata dalla miscelazione dei materiali: legno, pietra, metalli e da supporti di forma che sono i colori. Così l'unione di pieno e vuoto, studiati con lunga riflessione da Corrado Grifa, producono l'opera e questa è in grado di trattenere la forza di quell'unione.
Quando si parla di unione si parla di spiritualità. L'unione di maschile e femminile è analogo all'unione di pieno e vuoto. Dualità che rimandano al mistero della creazione cosmica, e quindi ai complessi temi del rapporto fra generazione-espansione-maschile-pieno e distruzione-riassorbimento-femminile-vuoto. Nel gioco della coppia generazione-distruzione (o corruzione) c'è il mistero della vita e uno dei nodi principali dell'indagine spirituale. Nelle opere di Corrado Grifa, il conflitto fra pieno e vuoto è evidente, è chiara la lotta ma anche l'unione fra la distruzione (la materia smembrata) e la generazione (la materia riaggregata).
Essendo questo uno dei temi centrali del prodotto artistico di Corrado Grifa è presumibile che le sue opere, sebbene lontane dal figurativo e dal simbolico in senso classico, abbiamo qualità terapeutiche, sul piano estetico, poiché rimandano a qualcosa che la nostra anima compie ogni giorno, assorbendosi spontaneamente alla sua essenza ed espandendosi coscientemente nei gesti della vita quotidiana. Se questa inspirazione-espirazione dell'anima è armoniosa, c'è gioia e salute fisica, se ci sono ostacoli al fluire di queste due poderose correnti ecco il disturbo, il disagio. Se l'arte recuperasse il suo compito più autentico avremmo opere utili a curare l'anima, in grado di aiutare l'essere a ristabilire il giusto flusso, fra il suo mondo interiore, stabile, chiaro e beato e il multiforme e mutevole mondo esteriore.




Prof. Enzo Nicola Terzano - Accademia di Belle Arti di Foggia

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